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"Signor Presidente, onorevoli colleghi sono fortemente convinto che la lotta ai reati contro le specie selvatiche debba esser affrontata prima di tutto attraverso una più consapevole gestione delle pratiche venatorie. Negli ultimi anni la caccia sta subendo troppe restrizioni e complicazioni, tanto da scoraggiare gli stessi appassionati praticanti. Non bisogna lasciarsi trasportare da distorte derive proibizionistiche. Esse, infatti, trascurano alcuni aspetti della caccia di fondamentale importanza per la biodiversità: si tende a non parlare, ad esempio, del fatto che la caccia responsabile e sostenibile può contribuire al mantenimento dell'equilibrio naturale, assicurando la salute e la stabilità delle popolazioni selvatiche. Per permettere ciò, tuttavia, bisogna risolvere il diffuso problema della carenza di dati omogenei ed esaustivi, che potrebbero consentire di valutare gli interventi più opportuni. Un'altra esternalità positiva della caccia che tende ad esser trascurata è il suo ruolo centrale nel contrastare l'abbandono e l'incuria di molte aree verdi. Senza il contributo di tutti quei cacciatori che ogni anno praticano la loro attività venatoria nel pieno rispetto della normativa vigente, migliaia e migliaia di ettari di campagne e boschi non riceverebbero più tutte le cure che ogni cacciatore appassionato è solito fare, come, ad esempio, sfalci e potature, provocando irrimediabilmente una perdita di biodiversità e un avanzamento delle superfici boschive. Una corretta gestione faunistica, che a sua volta implica una buona attività venatoria, garantisce quindi il mantenimento di un ecosistema stabile e sostenibile. È allarmante, in questo senso, la dimensione assunta dalla questione dei danni all'agricoltura e all'ambiente da parte di alcune specie di fauna selvatica ed il conseguente impatto sull'attività economica delle imprese agricole. Molte di queste specie rientrano nelle liste delle specie protette ma le disposizioni normative per ottenere le deroghe sono, a volte, talmente complesse da ostacolare, fin dai primi passi, le autorità richiedenti, le quali preferiscono continuare a disporre risarcimenti agli agricoltori piuttosto che rischiare una procedura di infrazione. Secondo un'indagine demoscopica svolta nel 2013 da AstraRicerche per il Comitato Nazionale Italiano Caccia e Natura, FACE Italia e Arcicaccia, la maggioranza degli italiani si dichiara favorevole alla caccia normata, limitata, responsabile e sostenibile. In particolare, si conferma l'esistenza di una correlazione statistica molto forte tra la notorietà delle norme, il consenso per esse e la buona valutazione della caccia. Di fondamentale importanza risulterebbe, perciò, una campagna di corretta informazione e divulgazione. Sono certo che la sua utilità sarebbe basilare anche nella lotta ai reati contro le specie selvatiche. Vorrei, quindi, invitare tutti gli attori politici ad esser ben consapevoli che irrigidire…"@it2
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