Local view for "http://purl.org/linkedpolitics/eu/plenary/2012-05-21-Speech-1-115-000"

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"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@it12
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"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@cs1
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@da2
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@de9
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@el10
"Mr President, Commissioner, ladies and gentlemen, it is an emotional moment for me as I come to present my own-initiative report on the European Union’s internal security strategy. It is, in fact, 20 years ago this week – on 23 May to be precise – that Judge Giovanni Falcone, his wife and his police escort were murdered. I would like to finish by thanking all the shadow rapporteurs who played a part in drafting this report, as well as the staff of the political groups and my personal assistant. I would like to dedicate the adoption of this report to all the victims of mafias, organised crime and terrorism, and, in particular, to Melissa Bassi, the young victim of last Saturday’s attack on a school in Brindisi, in which six other girls were also wounded. The motive for the attack is still unknown, but it clearly comes within the context of growing tension and lack of security caused by the crisis, which organisations or individuals may be tempted to exploit for violently subversive ends. My thoughts also go out to the victims of the earthquake in Emilia Romagna, because natural disasters also come within the Union’s internal security remit. The text that we will vote on tomorrow highlights the importance of having a consistent security strategy for the Union, and in that respect I would like to thank the Commission for the major effort it has made in drafting this strategy. As is repeatedly shown in the report, security must always be pursued in accordance with the rule of law and people’s fundamental rights, which form an integral and inseparable part of this strategy. That is also why the role of the EU institutions in defining and implementing the strategy is of particular importance, especially in the post-Lisbon context. The European Parliament also needs to play an appropriate role in this context, both in setting priorities for the strategy and during the evaluation stage. This role derives from the fully-fledged legislative powers that Parliament has acquired in matters of security. It is also essential for ensuring proper democratic control, which the European Parliament should exercise alongside the national parliaments. That is why we will undertake to establish regular links between the European Parliament and the national parliaments, so as to create a parliamentary political round associated with the Commission’s annual report on this subject and ending with an annual parliamentary report on the implementation status of the internal security strategy. We believe the Union needs to have a clear idea of the extent of the threats to internal security, which it currently does not have. We therefore call on Europol, with the support of the other EU institutions and agencies, to conduct a global analysis of the threats facing the Union, on the basis of a more transparent and robust methodology and relying on information contributed by the Member States. In relation to the five key objectives identified by the Commission, we are of the opinion that they are not exhaustive and that the order of priorities could probably have been better structured. The fight against terrorism, organised crime and mafias is, and must remain, a key priority within the internal security strategy. The Union must know not only how to react to whatever happens in Europe, but also how to prevent and interpret it. That has been shown by the events in Utøya and now again in Brindisi. We need to be able to recognise the early signs of violent radicalisation, barbarisation of the social milieu and violent extremism. Judicial cooperation is the main element lacking in the security strategy outlined by the Commission, and this gap needs to be filled. Joint action by judicial systems across Europe is crucial if we are to clamp down on crime and terrorism; strengthening such action must be prioritised, as must fighting corruption and combating environmental, economic and corporate crime. While we agree with the emphasis placed on fighting cybercrime, the Commission’s decision to include the protection of intellectual property rights among our security priorities hardly seems justified. As the issue of the Anti-Counterfeiting Trade Agreement shows, this topic is not just a security matter but is highly complex and involves people’s rights, and therefore it requires a more thorough debate."@en4
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@es21
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@et5
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@fi7
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@fr8
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@hu11
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@lt14
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@lv13
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@mt15
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@nl3
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@pl16
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@pt17
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@ro18
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@sk19
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@sl20
"Signora Commissario, signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a presentare la mia relazione d'iniziativa sulla sicurezza interna dell'Unione europea con una certa emozione. Ricorre infatti in questi giorni, e precisamente il 23 maggio, il ventennale dell'uccisione del giudice Falcone, di sua moglie e della sua scorta. Concludo ringraziando tutti i relatori ombra che hanno contribuito alla stesura di questa relazione, oltre ai funzionari dei gruppi politici e la mia assistente personale. Proprio a tutte le vittime delle mafie, della criminalità organizzata e del terrorismo desidero dedicare l'approvazione di questa relazione e in particolare a Melissa Bassi, la giovane vittima dell'attentato di sabato scorso in una scuola di Brindisi, dove sono state ferite anche altre sei ragazze. Il movente dell'atto è ancora ignoto ma è evidente che si innesta in un clima crescente di tensione e di insicurezza determinato dalla crisi, che organizzazioni o singoli possono essere tentati di sfruttare a fini di eversione violenta. Un pensiero va anche alle vittime del terremoto in Emilia Romagna, perché anche le calamità naturali sono oggetto della sicurezza interna dell'Unione. Il testo che domani voteremo sottolinea l'importanza di una strategia coerente dell'Unione in materia di sicurezza e per questo desidero ringraziare la Commissione europea per l'importante sforzo compiuto nella sua elaborazione. Come abbiamo a più riprese evidenziato nella relazione, la sicurezza deve essere sempre garantita nel pieno rispetto dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, che sono parte integrante e inscindibile di questa strategia. Anche per questa ragione assume particolare importanza il ruolo che le Istituzioni dell'Unione europea devono avere nella definizione e nell'attuazione della strategia, in particolare nel quadro Lisbona. In questo quadro è necessario un ruolo appropriato del Parlamento europeo, sia in fase di elaborazione delle priorità della strategia che in fase di valutazione. Si tratta di un ruolo derivante dal potere di legislatore a pieno titolo che il Parlamento ha assunto in materia di sicurezza. Ma si tratta anche di un elemento essenziale per assicurare un adeguato controllo democratico che il Parlamento europeo deve avere insieme ai parlamenti nazionali. Proprio per questo ci impegneremo per istituire un rapporto regolare tra il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali – un ciclo politico parlamentare legato alla relazione annuale della Commissione in questa materia e che termini proprio con una relazione parlamentare annuale sullo stato di attuazione della strategia di sicurezza interna. Pensiamo che sia necessario che l'Unione abbia chiara l'entità delle minacce alla sicurezza interna, cosa che oggi non è. Chiediamo quindi che Europol, con il sostegno delle Istituzioni e delle altre agenzie, possa svolgere un'analisi globale delle minacce da affrontare a livello di Unione, basandosi su una metodologia più solida e trasparente e sul contributo di informazione degli Stati membri. Con riferimento ai cinque obiettivi prioritari individuati dalla Commissione europea, sosteniamo che non si debba trattare di una lista esaustiva e che probabilmente l'ordine delle priorità avrebbe potuto essere meglio strutturato. La lotta contro il terrorismo, la criminalità organizzata e le mafie sono e devono rimanere per noi priorità chiave di una strategia di sicurezza interna. L'Unione deve però non solo saper reagire, ma anche prevenire e interpretare cosa si muove in Europa: ce lo hanno dimostrato i fatti di Utøya, ce lo dimostrano i fatti di Brindisi. Dobbiamo saper individuare in fase precoce i segnali di radicalizzazione violenta dell'imbarbarimento del clima sociale e dell'estremismo violento. La cooperazione giudiziaria è la grande assente della strategia di sicurezza delineata dalla Commissione e occorre colmare questa lacuna. L'azione congiunta delle magistrature è vitale in Europa per contrastare la criminalità e il terrorismo e potenziarla è una priorità, così come sono prioritarie anche la lotta alla corruzione e alla criminalità ambientale, economica e aziendale. Pur condividendo l'accento posto sulla lotta contro la criminalità informatica, non ci è però parsa giustificata la scelta della Commissione di inserire la tutela dei diritti di proprietà intellettuale fra le priorità della sicurezza. Come insegna il caso ACTA, si tratta di un tema non puramente securitario, molto complesso, che riguarda i diritti delle persone e che necessita di un dibattito più approfondito."@sv22
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