Local view for "http://purl.org/linkedpolitics/eu/plenary/2011-12-01-Speech-4-073-000"

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"en.20111201.4.4-073-000"6
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@it12
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@cs1
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@da2
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@de9
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@el10
"Mr President, ladies and gentlemen, on 18 November, Parliament and the Council reached a common position on the budget three days ahead of the conciliation deadline. This is a good sign: at a time of great uncertainty and difficulty, it means that the European institutions want to look to the future first; it is also a decision to shoulder their responsibilities. From the start, Parliament has put the EU 2020 strategy, the major crisis-prevention strategy for future growth and wellbeing, at the centre of the budget. Drafting a budget is no easy task for anyone today, not even for Europe, but Parliament made a choice, which was fully accepted during the conciliation. Thus, we have more resources for growth, research, employment, lifelong learning, immigration policies and international policies in Europe. Payments, however, fared badly in the conciliation. They fared badly, which is nothing new. Indeed, it is unfortunately the case that there is strong disagreement – clear and ongoing disagreement – over the issue of payments between Parliament and the Commission on one side, and the Council on the other. Disagreement that will have to be solved, that will have to be overcome, because this is a situation that we clearly cannot tolerate any longer. Unfortunately, however, conciliation is not the ideal forum in which to open discussions, in which to open conciliations, because – and the experience of the past year has clearly taught us this – opening major discussions in the strict and rigorous confines of the conciliation procedure is liable to simply jeopardise the forthcoming budget. The Commission’s faultless projections of funding requirements – and I want to emphasise this point – the Commission’s extremely authoritative and reliable projections, which Parliament endorsed, are thus rendered useless. I hope that this can be resolved. It is clear, in my view, that we will not find a permanent solution to this problem until the European budget is equipped with its own resources. However, what we, as Parliament, certainly can do – in line with the commitment to intervene promptly should payment needs increase during the year, which we signed and attached to the budget – what we certainly can and must do is to strive to ensure that this commitment is honoured and, above all, to work together to ensure that this commitment is not a victim, in terms of its form and schedule, of the next budgetary conciliation, because what we must do – and this is the decision that we made with ITER, that we made this year on the subject of payments – is to refrain from opening conciliations within the conciliation procedure. I should like to thank everyone: all my fellow Members who made an enthusiastic contribution to the drafting of this budget; the Polish Presidency, which played an important role and provided impetus; and especially the Commission, Commissioner Lewandowski, who maintained an exceptional balance throughout the entire delicate conciliation procedure. Then there are the policy advisors from our groups, and finally our assistants, who worked long into the night on this task."@en4
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@es21
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@et5
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@fi7
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@fr8
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@hu11
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@lt14
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@lv13
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@mt15
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@nl3
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@pl16
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@pt17
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@ro18
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@sk19
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@sl20
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, lo scorso 18 novembre, il Parlamento e il Consiglio hanno trovato una posizione comune sul bilancio con tre giorni di anticipo rispetto al termine di scadenza della conciliazione. È un buon segnale, in un momento di grande incertezza e di difficoltà vuol dire che le Istituzioni europee vogliono per prime guardare al futuro; è una scelta anche di responsabilità. Il Parlamento fin dall'inizio ha messo al centro del bilancio la strategia 2020, la grande strategia anticrisi per un futuro di crescita e di benessere. Oggi non è facile per nessuno fare un bilancio, non lo è neanche per l'Europa, ma il Parlamento ha fatto una scelta che è stata interamente riconosciuta durante la conciliazione. Abbiamo così più risorse per la crescita, per la ricerca, per il lavoro, per il per le politiche d'immigrazione, per le politiche internazionali dell'Europa. Dalla conciliazione escono però con sofferenza i pagamenti. I pagamenti escono con sofferenza e questa non è una novità, anzi purtroppo c'è una contrapposizione forte sul tema dei pagamenti tra il Parlamento e la Commissione da una parte, e il Consiglio dall'altra, netta e ricorrente. Una contrapposizione che dovrà trovare una soluzione, che dovrà superarsi, perché evidentemente è una situazione che non possiamo sostenere oltre. La conciliazione però non è purtroppo il luogo ideale dove aprire discussioni, all'interno del quale aprire conciliazioni, perché – e l'esperienza dell'anno scorso ce l'ha insegnato chiaramente – aprire grandi discussioni nei termini stretti e rigorosi della conciliazione rischia solo di mettere a repentaglio il prossimo bilancio. Le previsioni ineccepibili sul fabbisogno di spesa della Commissione – e voglio sottolinearlo – le previsioni autorevolissime, attendibilissime, della Commissione che il Parlamento ha sostenuto, escono così sconfitte. Spero che questo troverà una soluzione. Credo che finché il bilancio europeo non si doterà di risorse sue proprie non troveremo una soluzione duratura a questo problema, è evidente. Ma ciò che possiamo fare è senz'altro, come Parlamento – nell'impegno che abbiamo sottoscritto e che abbiamo allegato al bilancio di intervenire prontamente qualora il fabbisogno di pagamenti nel corso dell'anno dovesse aumentare – quello che possiamo e dobbiamo fare è senz'altro impegnarci al massimo perché questo impegno venga onorato e soprattutto dobbiamo lavorare tutti perché quest'impegno non rimanga vittima, nelle forme e nei tempi, della prossima conciliazione di bilancio, perché ciò che dobbiamo fare – ed è la scelta che abbiamo fatto con ITER, che abbiamo fatto quest'anno col tema dei pagamenti – è evitare di aprire conciliazioni dentro la conciliazione. Vorrei poi ringraziare tutti, tutti i colleghi che hanno partecipato con passione a questo bilancio, la Presidenza polacca, che ha svolto un ruolo propulsore importante, e particolarmente la Commissione, il Commissario Lewandowski, che ha mantenuto un grandissimo equilibrio durante tutta la delicata conciliazione. E poi i dei nostri gruppi, e infine i nostri assistenti che hanno partecipato fino a ore incredibili della notte a questo lavoro."@sv22
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