Local view for "http://purl.org/linkedpolitics/eu/plenary/2007-05-09-Speech-3-094"

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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@ro18
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@et5
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@sl20
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@mt15
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@cs1
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@sk19
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@lt14
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"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@pl16
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lpv:translated text
"Hr. formand, mine damer og herrer! De gode intentioner i denne betænkning baner vejen for noget, som jeg kan frygte er forkerte skridt. F.eks. kan indrømmelser samt udsigten til panarabisme føre til det, som den forrige taler med rette nævnte som en fare, nemlig arabisk nationalisme. For min del ville jeg ikke betragte det så billigende og roligt. Jeg er ikke begejstret over det faktum, at vi bag dette tilbud om en dialog kan skimte planerne af det, som en indflydelsesrig arabisk intellektuel frygtsomt beskrev som "Eurabien-projektet" - et udtryk som senere på effektiv vis blev anvendt af den italienske skribent Oriana Fallaci. Jeg er imidlertid særligt bekymret over den måde, hvorpå der i betænkningen udtrykkes tvivl om det arabiske charter om menneskerettigheder, idet der udtrykkes beklagelse over, at nogle af charterets bestemmelser er formuleret på en sådan måde, at de kan fortolkes forskelligt. Men der er altså ikke megen plads til fortolkning i teksten! Det islamiske charter om menneskerettigheder er meget tydeligt. Det fastslår at menneskerettigheder for muslimer er underlagt sharia. Det står i præamblen og i alle de efterfølgende artikler, og det er helt tydeligt. For de arabiske stater, der har underskrevet dette charter - chartret om menneskerettigheder fra 1948, som vi henviser til - er det kun gyldigt for så vidt som det er i overensstemmelse med Allahs magtbud. I modsætning til det, der står i betænkningen, skal vi gøre det klart for ikke kun befolkningerne, men også de arabiske regimer, som vi forhandler med - selv om det ikke står klart, hvor entusiastiske de er med hensyn til at håndtere og støtte Barcelona-processen, der omtales i meget optimistiske vendinger, i betragtning af at de så ikke deltager i møderne - at religiøse aspekter er én ting, at love er en anden ting, og at princippet om trosfrihed er en helt tredje ting. Chartret om menneskerettigheder bygger faktisk på det filosofiske princip om at adskille love fra åndelige og religiøse anvisninger. Det er et begreb, der tydeligt skal bekræftes, da Europa ellers fortsat vil foregive, at det ikke kan se meget alvorlige farer inklusive f.eks. fjernsynsprogrammer fra Hamas, hvori Mickey Mouse lærer arabiske børn om kampen mod terrorisme, kampen imod Israel samt de ofre, som selvmordsbomberne yder. Det er det, som den arabiske verden vil se."@da2
lpv:translated text
". Arvoisa puhemies, hyvät parlamentin jäsenet, mietinnössä esitetyillä hyvillä aikomuksilla valmistellaan tietä toimille, joiden pelkään olevan vääriä. Esimerkiksi myönnytykset ja varsinkin rohkaiseminen arabimaiden yhteisen foorumin perustamiseen voivat johtaa juuri siihen, mistä edellinen puhuja perustellusti varoitti: arabinationalismiin. Itse en suhtautuisi tällaiseen kovin hyväksyvästi ja levollisesti. En ole innostunut siitä, että tämän vuoropuhelua koskevan tarjouksen takaa paljastuu merkkejä suunnitelmista, joita eräs vaikutusvaltainen arabi-intellektuelli on kuvaillut pelottavasti "Eurabia-hankkeeksi". Italialainen kirjailija Oriana Fallaci on sittemmin omaksunut tämän ilmaisun tehokkaasti käyttöönsä. Minua huolestuttaa tässä mietinnössä kuitenkin ennen kaikkea tapa, jolla arabien ihmisoikeuskirjaa koskevat epäilykset on tuotu julki, sillä mietinnössä todetaan, että ihmisoikeuskirjan joitakin artikloja voidaan niiden muotoilun perusteella tulkita monin eri tavoin. Tekstiä ei kuitenkaan juuri voida tulkita eri tavalla! Islamilainen ihmisoikeuskirja on hyvin selkeä: siinä todetaan, että muslimien ihmisoikeuksiin sovelletaan sharia-lakia. Se todetaan johdanto-osassa ja kaikissa seuraavissa artikloissa, ja se todetaan erittäin selkeästi. Sitä sovelletaan peruskirjan – vuonna 1948 hyväksytyn ihmisoikeuskirjan – allekirjoittaneisiin arabimaihin, sikäli kuin Allah niin määrää. Toisin kuin mietinnössä todetaan, meidän on sen sijaan tehtävä selväksi paitsi kansalaisille myös niille arabihallinnoille, joiden kanssa käymme neuvotteluja, että uskonnolliset käsitykset, lait ja omantunnonvapautta koskeva periaate ovat kaikki erillisiä kysymyksiä. Näin siitä huolimatta, ettei ole selvää, miten innokkaasti kansalaiset ja arabihallinnot tarkastelevat ja kannattavat hyvin optimistiseen sävyyn julki tuotavaa Barcelonan prosessia, kun pidetään mielessä, etteivät he edes osallistu prosessiin liittyviin kokouksiin. Ihmisoikeuskirja perustuu filosofiseen periaatteeseen, jonka mukaan lait erotetaan hengellisistä ja uskonnollisista säännöistä. Tämä käsitys on vahvistettava uudelleen hyvin selkeästi, muutoin Euroopan unioni teeskentelee jatkossakin, ettei se näe tällaisia hyvin vakavia uhkia, kuten Hamasin lähettämiä televisio-ohjelmia, joissa Mikki-hiiri opettaa arabilapsille näkemyksiä terrorismin vastaisesta sodasta, Israelin vastaisesta sodasta ja itsemurhapommittajien tekemistä uhrauksista. Tällaista ohjelmaa arabimaailman kansoille esitetään."@fi7,7
lpv:translated text
". Arvoisa puhemies, hyvät parlamentin jäsenet, mietinnössä esitetyillä hyvillä aikomuksilla valmistellaan tietä toimille, joiden pelkään olevan vääriä. Esimerkiksi myönnytykset ja varsinkin rohkaiseminen arabimaiden yhteisen foorumin perustamiseen voivat johtaa juuri siihen, mistä edellinen puhuja perustellusti varoitti: arabinationalismiin. Itse en suhtautuisi tällaiseen kovin hyväksyvästi ja levollisesti. En ole innostunut siitä, että tämän vuoropuhelua koskevan tarjouksen takaa paljastuu merkkejä suunnitelmista, joita eräs vaikutusvaltainen arabi-intellektuelli on kuvaillut pelottavasti "Eurabia-hankkeeksi". Italialainen kirjailija Oriana Fallaci on sittemmin omaksunut tämän ilmaisun tehokkaasti käyttöönsä. Minua huolestuttaa tässä mietinnössä kuitenkin ennen kaikkea tapa, jolla arabien ihmisoikeuskirjaa koskevat epäilykset on tuotu julki, sillä mietinnössä todetaan, että ihmisoikeuskirjan joitakin artikloja voidaan niiden muotoilun perusteella tulkita monin eri tavoin. Tekstiä ei kuitenkaan juuri voida tulkita eri tavalla! Islamilainen ihmisoikeuskirja on hyvin selkeä: siinä todetaan, että muslimien ihmisoikeuksiin sovelletaan sharia-lakia. Se todetaan johdanto-osassa ja kaikissa seuraavissa artikloissa, ja se todetaan erittäin selkeästi. Sitä sovelletaan peruskirjan – vuonna 1948 hyväksytyn ihmisoikeuskirjan – allekirjoittaneisiin arabimaihin, sikäli kuin Allah niin määrää. Toisin kuin mietinnössä todetaan, meidän on sen sijaan tehtävä selväksi paitsi kansalaisille myös niille arabihallinnoille, joiden kanssa käymme neuvotteluja, että uskonnolliset käsitykset, lait ja omantunnonvapautta koskeva periaate ovat kaikki erillisiä kysymyksiä. Näin siitä huolimatta, ettei ole selvää, miten innokkaasti kansalaiset ja arabihallinnot tarkastelevat ja kannattavat hyvin optimistiseen sävyyn julki tuotavaa Barcelonan prosessia, kun pidetään mielessä, etteivät he edes osallistu prosessiin liittyviin kokouksiin. Ihmisoikeuskirja perustuu filosofiseen periaatteeseen, jonka mukaan lait erotetaan hengellisistä ja uskonnollisista säännöistä. Tämä käsitys on vahvistettava uudelleen hyvin selkeästi, muutoin Euroopan unioni teeskentelee jatkossakin, ettei se näe tällaisia hyvin vakavia uhkia, kuten Hamasin lähettämiä televisio-ohjelmia, joissa Mikki-hiiri opettaa arabilapsille näkemyksiä terrorismin vastaisesta sodasta, Israelin vastaisesta sodasta ja itsemurhapommittajien tekemistä uhrauksista. Tällaista ohjelmaa arabimaailman kansoille esitetään."@fi7,7
lpv:translated text
"Mijnheer de Voorzitter, dames en heren, de goede voornemens die in dit verslag staan, sturen ons vrees ik de verkeerde kant op. Concessies en zelfs het uitkijken naar pan-Arabisme kunnen bijvoorbeeld leiden tot hetgeen de vorige spreker terecht als gevaar aanduidde: Arabisch nationalisme. Ik zou daar niet met een welwillend oog en een gerust gemoed naar willen kijken. Ik ben niet enthousiast over het feit dat achter deze oproep tot een dialoog iets schuil gaat dat een invloedrijke, intellectuele Arabier met angst heeft omschreven als een 'Eurabië-plan', een uitdrukking die vervolgens zeer doeltreffend is overgenomen door de Italiaanse schrijfster Oriana Fallaci. Wat me echter met name zorgen baart in het verslag is de manier waarop twijfels over het Arabisch handvest van de rechten van de mens worden geuit. Daarin wordt beweerd dat enkele bepalingen zodanig zijn geformuleerd dat ze op verschillende manieren te interpreteren zijn. De tekst is echter niet voor veel verschillende interpretaties vatbaar! Het mohammedaans handvest van de rechten van de mens is glashelder: daarin staat dat de mensenrechten voor de mohammedanen vallen onder de sjaria. Dit staat onomwonden in de preambule en in alle daarop volgende artikelen. Voor de Arabische landen die het handvest hebben ondertekend - het handvest van de rechten van de mens uit 1948, waar wij naar verwijzen - geldt dat dit handvest alleen geldig is als het conform de voorschriften van Allah is. In tegenstelling tot hetgeen in het verslag staat, moet men de volkeren, maar ook de Arabische regimes die onze gesprekspartners zijn - ook al is het niet duidelijk in hoeverre ze enthousiast het Barcelona-proces hanteren en steunen, waar zo optimistisch over gesproken wordt, aangezien ze uiteindelijk niet aan de vergaderingen deelnemen - heel duidelijk maken dat religieuze voorschriften, wetten en het beginsel van gewetensvrijheid drie totaal verschillende dingen zijn. Het handvest van de rechten van de mens is in feite gebaseerd op het filosofische beginsel dat de wet gescheiden moet worden van de spirituele en religieuze voorschriften. Dit concept moet heel duidelijk worden bevestigd. Anders blijft Europa doen alsof het geen grote gevaren ziet. Ik noem bijvoorbeeld de tv-programma’s die door Hamas worden uitgezonden, waarin Mickey Mouse Arabische kinderen leert over de strijd tegen het terrorisme, over de strijd tegen Israël en het offer dat zelfmoordaanslagplegers brengen. Dit is wat de bevolking van de Arabische wereld ziet."@nl3
lpv:translated text
". Herr talman, mina damer och herrar! De goda avsikterna i betänkandet bereder vägen för det jag fruktar kan bli några felaktiga steg. Exempelvis kan eftergifterna och definitivt framåtblickandet mot en panarabisk rörelse leda till det som föregående talare med rätta pekade ut som en fara: arabisk nationalism. Jag för min del skulle inte betrakta det så lugnt. Jag är inte stormförtjust över att vi bakom detta erbjudande om dialog kan skymta planerna på det som en inflytelserik arabisk intellektuell förskräckt beskrev som ”Eurabien-projektet”, ett uttryck som senare mycket effektivt togs upp av den italienska författaren Oriana Fallaci. Det som framför allt oroar mig i betänkandet är emellertid hur tvivlen om en arabisk stadga om mänskliga rättigheter uttrycks, där man slår fast att vissa av bestämmelserna i stadgan är skrivna så att olika tolkningar kan göras. Det finns emellertid inte mycket att tolka annorlunda i texten! Den islamiska stadgan om mänskliga rättigheter är mycket tydlig: den innebär att mänskliga rättigheter för muslimer omfattas av sharia. Det står mycket tydligt både i inledningen och i alla övriga artiklar. För de arabiska stater som har undertecknat stadgan – 1948 års stadga om mänskliga rättigheter som vi hänvisar till – är den bara giltig så länge den överensstämmer med Allahs påbud. I motsats till vad som sägs i betänkandet behöver det i stället göras mycket tydligt inte bara för människorna utan även för de arabiska regimer vi diskuterar med att religiösa regler är en sak, lagar är en annan och principen om samvetsfrihet är ytterligare något annat – även om det inte är tydligt hur entusiastiska de är över att ta sig an och stödja Barcelonaprocessen som det talas om i mycket optimistiska ordalag, med tanke på att de inte deltar i mötena. Stadgan om grundläggande rättigheter bygger på den filosofiska principen att lagar inte är detsamma som andliga och religiösa regler. Det är ett begrepp som återigen måste bekräftas mycket tydligt, annars kommer Europa att fortsätta låtsas att det inte finns några särskilt allvarliga faror, exempelvis de tv-program som sänds av Hamas, där Musse Pigg berättar för arabiska barn om kampen mot terrorism, kampen mot Israel och självmordsbombarnas offer. Det är vad människor i den arabiska världen ser."@sv22
lpv:unclassifiedMetadata
"a nome del gruppo UEN"18,5,20,15,1,19,14,16,11,13,12
lpv:translated text
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l'occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l'oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un'autorevole intellettuale araba definiva con timore il "progetto di Eurabia", espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c'è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell'Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell'uomo del '48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un'altra sono le leggi e un'altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell'uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l'Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di Hamas, in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@lv13
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"Mario Borghezio,"18,5,20,15,1,19,14,16,11,13,12
lpv:unclassifiedMetadata
"sharia"18,5,20,15,1,19,14,16,11,13,12
lpv:translated text
". Κύριε Πρόεδρε, κυρίες και κύριοι, οι καλές προθέσεις που εκφράζονται στην έκθεση αυτή φοβούμαι ότι προετοιμάζουν τον δρόμο που μπορεί να οδηγήσει προς λανθασμένες κατευθύνσεις. Για παράδειγμα, οι παραχωρήσεις, αν όχι η αποδοχή της προοπτικής του παναραβισμού, μπορούν να οδηγήσουν στο αποτέλεσμα που ορθώς επεσήμανε ως κίνδυνο ο προηγούμενος ομιλητής, δηλαδή στον αραβικό εθνικισμό. Προσωπικώς δεν θα το έβλεπα με τόση συμπάθεια και απάθεια. Δεν με ενθουσιάζει το γεγονός ότι πίσω από αυτήν τη διάθεση διαλόγου διακρίνεται το σχέδιο αυτού που ένας καταξιωμένος άραβας διανοούμενος ονόμασε με ανησυχία «σχέδιο της Ευραραβίας», έκφραση την οποία υιοθέτησε με μεγάλη αποτελεσματικότητα η ιταλίδα συγγραφέας Oriana Fallaci. Αυτό που με ανησυχεί, όμως, περισσότερο από όλα στην έκθεση είναι ο τρόπος με τον οποίο εκφράζονται οι ενδοιασμοί όσον αφορά τον Αραβικό Χάρτη των Ανθρωπίνων Δικαιωμάτων, καθώς αναφέρεται ότι ορισμένες από τις διατάξεις που περιέχει έχουν διατυπωθεί με τρόπο ώστε να επιτρέπουν διαφορετικές ερμηνείες. Δεν υπάρχει, ωστόσο, τίποτα που να απαιτεί ερμηνεία! Ο Χάρτης των Ανθρωπίνων Δικαιωμάτων του Ισλάμ είναι σαφής: επιβεβαιώνει ότι τα ανθρώπινα δικαιώματα για τους μουσουλμάνους υπόκεινται στη Σαρία. Αυτό αναφέρεται στο προοίμιο και σε όλα τα άρθρα που ακολουθούν με απόλυτη σαφήνεια. Ο Χάρτης των Ανθρωπίνων Δικαιωμάτων του 1948, ο οποίος αποτελεί για εμάς σημείο αναφοράς, ισχύει για τις αραβικές χώρες που τον υπέγραψαν μόνο στο μέτρο που είναι συμβατός με τις επιταγές του Αλλάχ. Σε αντίθεση με την έκθεση, οφείλουμε να δηλώσουμε με σαφήνεια στους λαούς, αλλά και στα αραβικά καθεστώτα με τα οποία συνομιλούμε –αν και δεν είναι ακόμη ξεκάθαρο με πόσο ενθουσιασμό προσεγγίζουν και υποστηρίζουν τη διαδικασία της Βαρκελώνης, στην οποία αναφερόμαστε με μεγάλη αισιοδοξία, καθώς δεν συμμετέχουν στις συνεδριάσεις– ότι άλλο πράγμα είναι οι θρησκευτικές επιταγές, άλλο πράγμα είναι οι νόμοι και άλλο ακόμη η αρχή της ελευθερίας της συνείδησης. Πράγματι, ο Χάρτης των Ανθρωπίνων Δικαιωμάτων βασίζεται στη φιλοσοφική αρχή του διαχωρισμού των νόμων από τις πνευματικές και θρησκευτικές επιταγές. Πρόκειται για μια έννοια που πρέπει να επαναλάβουμε με απόλυτη σαφήνεια· διαφορετικά, η Ευρώπη θα εξακολουθεί να προσποιείται ότι δεν διακρίνει σοβαρούς κινδύνους, όπως είναι για παράδειγμα οι τηλεοπτικές εκπομπές της Χαμάς, όπου ο Μίκυ Μάους διδάσκει στα παιδάκια τον πόλεμο κατά της τρομοκρατίας, τον πόλεμο κατά του Ισραήλ και τη θυσία των βομβιστών αυτοκτονίας. Αυτά βλέπουν οι αραβικοί λαοί."@el10
lpv:translated text
"Senhor Presidente, Senhoras e Senhores Deputados, as boas intenções manifestadas neste relatório abrem caminho àquilo que eu receio que possam ser direcções erradas. Por exemplo, as concessões e o próprio facto de se encarar a perspectiva do pan-arabismo, poderão conduzir àquilo que o orador anterior apontou justamente como um perigo: o nacionalismo árabe. Pela parte que me toca, não o encararia com tanta simpatia e tranquilidade. Não me entusiasma o facto de, por detrás desta oferta de diálogo, podermos entrever os planos daquilo que um influente intelectual árabe descreveu receosamente como o "projecto da Eurábia", uma expressão que seria depois retomada em termos muito eficazes pela escritora italiana Oriana Fallaci. No entanto, o que me preocupa no relatório é a forma como estão expressas as dúvidas acerca da Carta Árabe dos Direitos do Homem, quando se afirma que algumas das disposições nela contidas estão formuladas de molde a permitir diferentes interpretações. No entanto, há pouco que interpretar de maneira diferente no texto! A Carta dos Direitos do Homem do Islão é muito clara: afirma que os direitos do homem, para os islâmicos, estão sujeitos à . Isso é declarado no preâmbulo e em todos os artigos subsequentes, de uma forma extremamente clara. Para os países árabes que assinaram esta Carta – a Carta dos Direitos do Homem de 1948, a que estamos a referir-nos – ela só é válida na medida em que estiver em conformidade com os ditames de Alá. No entanto, contrariamente àquilo que se afirma no relatório, há que dizer de forma inequívoca não só às populações mas também aos regimes árabes com quem dialogamos – muito embora não esteja muito claro o entusiasmo com que encaram e apoiam o processo de Barcelona, de que se fala em termos muito optimistas, visto que depois não participam nas reuniões – que uma coisa são os preceitos religiosos, outra coisa são as leis e outra ainda é o princípio da liberdade de consciência. A Carta dos Direitos do Homem baseia-se, efectivamente, no princípio filosófico da separação das leis dos preceitos de natureza espiritual e religiosa. Trata-se de um conceito que deve ser reafirmado com toda a clareza, senão a Europa irá continuar a fingir que não vê os perigos gravíssimos, entre os quais, por exemplo, os programas de televisão transmitidos pelo Hamas, em que o Rato Mickey ensina às crianças árabes a luta contra o terrorismo, a luta contra Israel e o sacrifício dos bombistas suicidas. É isso que vêem os povos do mundo árabe."@pt17
lpv:translated text
". Mr President, ladies and gentlemen, the good intentions expressed in this report pave the way for what I fear may be some wrong moves. For example, the concessions and, indeed, the looking ahead to the prospect of pan-Arabism, may lead to what the previous speaker rightly pointed out as a danger: Arab nationalism. I, for my part, would not look on it so approvingly and so calmly. I am not thrilled with the fact that, behind this offer of dialogue, we can glimpse the plans of what an influential Arab intellectual fearfully described as the ‘Eurabia project’, an expression that was later adopted very effectively by the Italian writer, Oriana Fallaci. Above all, however, what concerns me in the report is the way in which the doubts about the Arab Charter on Human Rights are expressed, where it is stated that some of the provisions contained in the Charter are worded in such as way as to allow different interpretations to be made. Yet, there is little to interpret differently in the text! The Islamic Charter on human rights is very clear: it states that human rights for Muslims are subject to the Sharia. This is stated in the preamble and in all of the subsequent articles, and stated extremely clearly. For the Arab States that have signed this Charter – the 1948 Charter on Human Rights, to which we are referring – it is valid only insofar as it conforms to the dictates of Allah. Instead, unlike what is stated in the report, it needs to be made clear not only to the people but also to the Arab regimes with which we are holding talks – even though it is not clear how enthusiastic they are about tackling and supporting the Barcelona process, which is spoken about in very optimistic terms, given that they then do not take part in the meetings – that religious precepts are one thing, that laws are another thing and that the principle of freedom of conscience is another thing still. The Charter on Human Rights is based, in fact, on the philosophical principle of the separation of laws from spiritual and religious precepts. This is a concept that must be reaffirmed very clearly, otherwise Europe will continue to pretend that it cannot see very serious dangers, including, for example, the television programmes broadcast by Hamas, in which Mickey Mouse teaches Arab children about the fight against terrorism, the fight against Israel and the sacrifice made by suicide bombers. That is what the peoples of the Arab world see."@en4
lpv:translated text
". Señor Presidente, Señorías, las buenas intenciones expresadas en este informe allanan el camino a lo que me temo que serán algunos pasos equivocados. Por ejemplo, las concesiones y, en efecto, los proyectos de futuro relativos a un posible panarabismo pueden desembocar en lo que el anterior orador ha calificado acertadamente de peligro: el nacionalismo árabe. Yo, por mi parte, no lo vería con tanta aquiescencia y tranquilidad. No me satisface el hecho de que, tras esta oferta de diálogo, podamos vislumbrar los planes de lo que un influyente intelectual árabe calificó con temor de «proyecto Eurabia», una expresión que fue más tarde adoptada de forma muy efectiva por la escritora italiana Oriana Fallaci. No obstante, por encima de todo, lo que me preocupa del informe es la forma en la que se expresan las dudas acerca de la Carta de Derechos Humanos árabe, al afirmar que algunas de las disposiciones incluidas en la Carta están redactadas de tal forma que permiten realizar diferentes interpretaciones. No obstante, hay poco que interpretar de manera diferente en el texto. La Carta de Derechos Humanos islámica es muy clara: afirma que los derechos humanos para los musulmanes están supeditados a la . Esto se recoge en el preámbulo y en todos los artículos posteriores, afirmándolo de manera absolutamente clara. Para los Estados árabes que han firmado esta Carta –la Carta de Derechos Humanos de 1948 a la que nos referimos– solamente es válida en la medida en que cumpla los dictados de Alá. No obstante, a diferencia de lo que se afirma en el informe, hay que dejar claro, no solamente al pueblo, sino también a los regímenes árabes con los que estamos manteniendo conversaciones –a pesar de que no está claro hasta qué punto abordan y apoyan con entusiasmo el proceso de Barcelona, del que se habla en términos muy optimistas, dado que no participan en las reuniones–, que los preceptos religiosos son una cosa, las leyes son otra y que el principio de libertad de conciencia es otra diferente. La Carta de Derechos Humanos se basa, de hecho, en el principio filosófico de la separación de las leyes de los preceptos espirituales y religiosos. Este es un concepto que hay que reafirmar de forma muy clara, dado que, de lo contrario, Europa continuará fingiendo que no puede ver peligros muy serios, incluyendo, por ejemplo, los programas de televisión emitidos por Hamás, en los que el ratón Mickey Mouse instruye a los niños árabes acerca de la lucha contra el terrorismo, la lucha contra Israel y el sacrificio realizado por los terroristas suicidas. Esto es lo que ven las gentes del mundo árabe."@es21
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"a nome del gruppo UEN"18,5,20,15,1,19,14,16,11,13,12
lpv:unclassifiedMetadata
lpv:translated text
". Monsieur le Président, Mesdames et Messieurs, je crains que les bonnes intentions exprimées dans ce rapport préparent une voie qui peut, je le crains, nous mener dans la mauvaise direction. Par exemple, les concessions, pour ne pas dire les yeux doux au panarabisme, pourraient conduire à ce que l’orateur précédent a identifié comme un danger: le nationalisme arabe. Pour ma part, je n’envisagerais pas cette perspective avec autant de sympathie et de désinvolture. Le fait que derrière cette offre de dialogue se profilent les plans de ce qu’un influent intellectuel arabe influent décrivait avec crainte comme le «projet d’Eurabie», une expression qui plus tard fut adoptée de manière très efficace par l’écrivaine italienne Oriana Fallaci. Mais ce qui m’inquiète le plus dans ce rapport, c’est la manière dont certains doutes sont formulés s’agissant de la Charte arabe des droits de l’homme. Le rapport déclare en effet que quelques-unes des dispositions contenues dans la Charte sont rédigées de façon à permettre différentes interprétations. Et pourtant ce texte laisse peu de place à l’interprétation! La charte islamique des droits de l’homme est très claire: elle affirme que les droits de l’homme, pour les musulmans, sont soumis à la chari`a. C’est inscrit dans le préambule et tous les articles suivants le déclarent aussi très clairement. Pour les États arabes qui ont signé cette Charte - la Charte des droits de l’homme de 1948 à laquelle nous faisons allusion - la charte elle-même n’est valable que si elle se conforme aux préceptes d’Allah. À l’inverse de ce qui est écrit dans le rapport, nous devons dire clairement non seulement aux peuples, mais aussi aux régimes arabes avec lesquels nous entretenons un dialogue - bien que leur enthousiasme à s’engager dans le processus de Barcelone et à le soutenir ne soit guère lisible, puisqu’ils en parlent en termes très optimistes, mais ne participent pas ensuite aux réunions - que les préceptes religieux sont une chose, les lois une autre chose et le principe de la liberté de conscience encore une autre. La Charte des droits de l’homme se fonde en réalité sur le principe philosophique de la séparation des lois des préceptes spirituels et religieux. C’est un concept qui doit être réaffirmé très clairement, sinon l’Europe continuera à feindre de ne pas voir les dangers très sérieux qui nous guettent, alors que, par exemple, les programmes de télévision diffusés par le Hamas montrent Mickey enseignant aux enfants arabes la lutte contre le terrorisme israélien et le sacrifice consenti par les kamikazes. C’est ce que voient les populations du monde arabe."@fr8
lpv:translated text
"Herr Präsident, meine Damen und Herren! Die in diesem Bericht bekundeten guten Absichten ebnen einen Weg, der meiner Befürchtung nach in die falsche Richtung führen könnte. Beispielsweise können die Zugeständnisse, oder sogar das Liebäugeln mit der Perspektive des Panarabismus, zu dem führen, was mein Vorredner zu Recht als eine Gefahr herausgestellt hat: den arabischen Nationalismus. Ich für meinen Teil würde dem nicht so wohlwollend und ruhig entgegensehen. Mich begeistert es keineswegs, dass wir hinter diesem Dialogangebot die Pläne für etwas erkennen können, was ein einflussreicher arabischer Intellektueller argwöhnisch als „Projekt Eurabien“ bezeichnete, ein Ausdruck, der später sehr wirkungsvoll von der italienischen Schriftstellerin Oriana Fallaci übernommen wurde. Doch was mich in dem Bericht am meisten beunruhigt ist die Art und Weise, in der Verwunderung über die Arabische Charta der Menschenrechte zum Ausdruck gebracht und festgestellt wird, dass einige der Bestimmungen der Charta so formuliert sind, dass sie beliebig interpretiert werden können. Daran gibt es doch herzlich wenig beliebig zu interpretieren! Die islamische Menschenrechtscharta ist sehr deutlich: Darin wird betont, dass die Menschenrechte für die Moslems der Scharia unterworfen sind. Das wird in der Präambel und in allen anschließenden Artikeln klar und deutlich erklärt. Für die arabischen Länder, die diese Charta – die Menschenrechtscharta von 1948, auf die wir uns beziehen – unterzeichnet haben, gilt die Charta nur insoweit sie mit Allahs Geboten im Einklang steht. Anders als in dem Bericht ausgesagt wird, müssen wir indessen nicht nur der Bevölkerung, sondern auch den arabischen Regierungen, mit denen wir Gespräche führen – obwohl nicht klar ist, mit welcher Begeisterung sie den sehr optimistisch dargestellten Barcelona-Prozess angehen und unterstützen, da sie nicht an den Tagungen teilnehmen –, deutlich machen, dass religiöse Gebote eine Sache sind, Gesetze jedoch eine andere und der Grundsatz der Gewissensfreiheit noch eine andere. Die Charta der Menschenrechte beruht nämlich auf dem philosophischen Prinzip der Trennung zwischen Gesetzen und geistlichen und religiösen Geboten. Das ist ein Konzept, das ganz klar bekräftigt werden muss, andernfalls wird Europa weiterhin so tun, als sähe es keine ernsten Gefahren, wie zum Beispiel die von Hamas ausgestrahlten Fernsehprogramme, in denen Mickey Mouse die arabischen Kinder über den Kampf gegen den Terrorismus, den Kampf gegen Israel und das Opfer, das die Selbstmordattentäter bringen, belehrt. Das ist es, was die Völker der arabischen Welt sehen."@de9
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"Mario Borghezio,"18,5,20,15,1,19,14,16,11,13,12
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lpv:spoken text
". – Signor Presidente, onorevoli colleghi, le buone intenzioni espresse in questa relazione preparano una via che, temo, possa portare verso direzioni sbagliate. Per esempio, le concessioni e se non addirittura l’occhieggiare alla prospettiva del panarabismo possono condurre a quello che l’oratore precedente ha giustamente indicato come un pericolo: il nazionalismo arabo. Io non lo considererei con tanta simpatia e tranquillità. Non mi entusiasma il fatto che dietro a questa offerta di dialogo si possa intravedere il progetto di ciò che un’autorevole intellettuale araba definiva con timore il “progetto di Eurabia”, espressione poi ripresa molto efficacemente dalla scrittrice italiana Oriana Fallaci. Ma, soprattutto, ciò che mi preoccupa nella relazione è il modo in cui sono espresse le perplessità sulla Carta araba dei diritti umani, laddove si afferma che alcune delle disposizioni in essa contenute sono formulate in modo tale da consentire interpretazioni diverse. Ma qui c’è poco da interpretare diversamente! La Carta dei diritti umani dell’Islam è molto chiara: afferma che i diritti umani per gli islamici sono sottoposti alla . Lo si dichiara nel preambolo e in tutti gli articoli che seguono, con estrema chiarezza. Per i Paesi arabi che hanno firmato questa Carta, quella dei diritti dell’uomo del ’48, a cui noi facciamo riferimento, la carta stessa vale solo nella misura in cui sia conforme ai dettami di Allah. Occorre invece dire chiaramente, al contrario di quanto afferma la relazione, ai popoli ma anche ai regimi arabi con i quali colloquiamo – anche se non è chiaro con quale entusiasmo affrontino e sostengano il processo di Barcellona, di cui si parla molto ottimisticamente, dato che poi non partecipano alle riunioni – che una cosa è il precetto religioso, un’altra sono le leggi e un’altra ancora il principio della libertà di coscienza. La Carta dei diritti dell’uomo si fonda infatti sul principio filosofico della separazione delle leggi dai precetti di natura spirituale e religiosa. Si tratta di un concetto che va ribadito con molta chiarezza, altrimenti l’Europa continuerà a fingere di non vedere pericoli gravissimi, tra cui ad esempio le trasmissioni di in cui Topolino insegna ai bimbi arabi la lotta al terrorismo, la lotta contro Israele e il sacrificio dei kamikaze. Questo è ciò che vedono i popoli arabi."@it12
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"sharia"18,5,20,15,1,19,14,16,11,13,12
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