Local view for "http://purl.org/linkedpolitics/eu/plenary/2006-12-13-Speech-3-485"

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". – Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest’Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell’Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un’inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c’è. Uno dei risultati di questo studio è che l’influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull’accesso ai mezzi d’informazione e ad da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un’incidenza su come l’effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest’Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il europeo per i diritti dei bambini. Questo come sapete, è stato costituito all’inizio del 2007. Alla prima riunione utile del intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell’educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E’ nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l’incitamento alla violenza, contro l’esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l’Unione europea. E’ una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un’attenzione ed un’educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d’aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L’Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell’ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell’informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all’aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E’ ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell’acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un’ampia maggioranza dei produttori. E’ stato sviluppato dopo una consultazione con l’industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l’indicazione di un’età minima per l’accesso ad un determinato gioco nonché l’obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall’altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l’attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall’Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@it12
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"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@cs1
"Hr. formand, mine damer og herrer! Jeg vil gerne rette en særlig tak til de få parlamentsmedlemmer, der er til stede her i salen - måske er der ikke engang 10 - for at drøfte et spørgsmål, som vedrører titusinder af børn og unge i EU, nemlig vores børn. I 2005 foretog Kommissionen en undersøgelse, der blev finansieret under Daphne-programmet. Det fremgik af denne undersøgelse - som var baseret på en række studier af voldelige videospil - at det er nødvendigt med en multidisciplinær indfaldsvinkel, hvilket vi ikke har i øjeblikket. Et af resultaterne af denne undersøgelse er, at de voldelige billeders indflydelse på de unge ikke kan benægtes. Den kan dog visse sig på forskellige måder, alt efter hvilke faktorer der gør sig gældende, f.eks. de unge velstand og situation, deres bopæl, om forældrene aktivt er der for dem, eller om forældrene ikke er der, kontrollen med de unges adgang til informationsmedier og internet, dvs. om forældrene fører kontrol med deres fuldstændigt frie adgang til internettet, de unges uddannelsesniveau og familiens socioøkonomiske niveau. Alle disse faktorer er afgørende for, om volden kan få indflydelse på børn og unges mentalitet og sind. Der er andre vigtige elementer, som vi skal tage højde for. For det første er der ikke tale om et teknisk spørgsmål, men om et opdragelsesspørgsmål, hvor det drejer sig om kontrol med det formål at forebygge. Når jeg taler om kontrol med salget af voldelige videospil, mener jeg en reel kontrol, eftersom der i dag ikke er nogen obligatoriske instrumenter, der gør det muligt at tjekke, om børn under 16 kan købe videospil, der opfordrer til eller forherliger vold eller sågar egentlige kriminelle handlinger. Jeg tror, at Parlamentet i det mindste ønsker at tage dette spørgsmål op, også fordi de programmer, som Daphne har finansieret til bekæmpelse af vold mod børn, netop er baseret på, hvordan vi kan beskytte børn og unge. Til sidst vil jeg sige, at jeg som opfølgning på den børnebeskyttelsesstrategi, som vi iværksatte i juli, agter at forelægge dette spørgsmål for det europæiske forum for børns rettigheder. Dette forum vil som bekendt påbegynde sit arbejde i starten af 2007. På forummets første arbejdsmøde har jeg til hensigt at indlede en offentlig og gennemsigtig debat med alle de berørte aktører, de ikkestatslige organisationer, medlemsstaterne, forældreorganisationerne, de unge, børnene og de nationale ombudsmænd, der er ansvarlige for børns rettigheder. De fire nøgleord i dette spørgsmål er forældre, medie- og undervisningsaktører, producenter - hvis man ikke forebygger fremstillingen af voldelige spil, kan man ikke tage fat om problemets rod - og endelig politik. Det gælder om at undersøge, hvordan vi ved hjælp af politikken kan fastlægge en strategi, der reelt beskytter børnene uden at udøve censur. Det er det grundlag, ud fra hvilket vi skal tage det spørgsmål op, som jeg har forelagt for Dem her i aften. I foråret vil jeg fremlægge en meddelelse om cyberkriminalitet. Efter min mening er børn og unge særligt sårbare ofre for kriminelle, lovovertrædere og internetforbrydere. Det er vores politiske, institutionelle og moralske pligt at gøre en seriøs indsats med en europæisk strategi mod opfordring til vold og forherligelse af vold. Beskyttelsen af lovgivningen og af børn og unges grundlæggende rettigheder skal fortsat have høj prioritet for EU. Det er noget, som Kommissionen prioriterer, og jeg må ærligt talt sige, at den vold og sadisme, som nogle af de særligt rå videospil indeholder, gør os meget bekymrede. De nye teknologier og det, at børn og unge er i stand til at bruge internettet og teknologiske spil, har ændret forholdet mellem børn og voksne. Ofte har de unge - vores børn - et meget bedre kendskab til teknologierne end de voksne. Derfor er der først og fremmest brug for et større ansvar og en større bevidsthed fra de voksnes og forældrenes side, og det er ligeledes nødvendigt med fokus og information, så forældrene bliver fuldstændigt klar over risiciene og i stand til at træffe bevidste valg. Der eksisterer et system til klassificering og mærkning af indholdet af film, men også af spil og videospil, og dette system kan være en hjælp. Det skal naturligvis kombineres med et system, som sørger for en mere effektiv information. Det er nødvendige komponenter, hvis vi ønsker en løsning, der fungerer. EU råder allerede over instrumenter til at bekæmpe disse bekymrende fænomener i forbindelse med de politikker, der vedrører retfærdighed og sikkerhed, men også informationssamfundet og reglerne for det indre marked. Jeg må faktisk også sige, mine damer og herrer, at jeg satte stor pris på visse af de initiativer for at overvåge og styrke børns beskyttelse, som nogle af indenrigsministrene fortalte mig om både før og efter Ministerrådets møde, og som er blevet taget op af nogle af de politiske partier i medlemsstaterne. Her tænker jeg navnlig på øgede kontroller af salget til mindreårige af spil og videospil med et særligt voldeligt indhold. Efter min mening er det ligeledes vigtigt at stille producenterne af videospil til ansvar. I 2003 blev der indført et europæisk selvreguleringssystem, som hedder og som skal hjælpe forældrene med at vælge, når de køber videospil til børn. Dette selvreguleringssystem støttes af langt de fleste producenter. Det er blevet udviklet efter en høring af industrien, forældreorganisationerne og forbrugerorganisationerne. Det omfatter 27 lande og indeholder en angivelse af minimumsalderen for at spille et bestemt spil samt pligten til at beskrive indholdet af det spil eller videospil, der markedsføres. Med dette system bliver det lettere for forældrene at vælge, mine damer og herrer - hvis det da ellers er forældrene, som bestemmer, hvilket videospil børnene skal købe - men det vedrører ikke videospillets indhold eller henviser til dette. Denne selvregulering er dels blevet indført for at beskytte mindreårige og dels for at overholde et andet grundlæggende princip, nemlig ytringsfriheden. Det er min hensigt meget snart at afholde et møde med producenterne og de organisationer, der repræsenterer dem, for at vurdere, hvor relevante - eller rettere aktuelle - indikatorerne i selvreguleringsprogrammet er. Jeg tror, at tiden er inde til at vurdere, om disse indikatorer har haft den virkning, som vi ønskede. Hvad angår indholdet i de spil og videospil, der kan findes på internettet, eksisterer der nogle systemer, men de anvendes og gennemføres på initiativ af visse respekterede konsortier. Det første er det, som vi kalder og det andet er det såkaldte l. De har begge deres hovedsæde i USA. Jeg må dog konstatere, at hverken FN's rapport om vold mod børn eller WHO's verdensrapport om vold og sundhed analyserer dette fænomen. Det nævnes blot i forbifarten, som om det overhovedet ikke var nødvendigt at gå i dybden med det."@da2
"Herr Präsident, meine sehr verehrten Damen und Herren! Ich bin den wenigen, vielleicht nicht einmal zehn Abgeordneten besonders dankbar, die in diesem Saal anwesend sind, um ein Thema zu erörtern, das Dutzende Millionen junger und sehr junger Menschen – unsere Kinder – in der Europäischen Union betrifft. 2005 führte die Kommission eine im Rahmen des Daphne-Programms finanzierte Erhebung durch. Diese Untersuchung, die auf einer Reihe von Studien zum Thema Gewaltspiele auf Video beruhte, machte die Notwendigkeit eines multidisziplinären Ansatzes deutlich, der gegenwärtig nicht existiert. Ein Ergebnis dieser Untersuchung war, dass Gewalt verherrlichende Bilder einen unleugbaren Einfluss auf Jugendliche haben. Dieser Einfluss kann sich jedoch auf unterschiedliche Art und Weise manifestieren, was von verschiedenen Faktoren abhängig ist. Das sind zum Beispiel Wohlstand; die Situation der Jugendlichen; der Ort, wo sie leben; ob sie einen aktiven Elternteil haben, der ihnen zur Seite steht, oder ob sie keine Eltern haben, die ihnen nahe sind; die Kontrolle über den Zugang von Jugendlichen zu den Medien und zum Internet, mit anderen Worten, ob ihre Eltern irgendeine Kontrolle ausüben oder ob sie völlig freien Zugang zum Internet haben; das Bildungsniveau, das ihnen vermittelt wird; sowie der soziale und der wirtschaftliche Standard ihrer Familie. All diese Faktoren wirken sich darauf aus, inwieweit Gewalt die Denkweise und Geisteshaltung von Jugendlichen und Kindern beeinflussen kann. Es sind noch andere wichtige Elemente zu berücksichtigen. Erstens handelt es sich nicht um ein technisches, sondern um ein Erziehungsproblem, das die Kontrolle zu präventiven Zwecken betrifft. Wenn ich Kontrolle des Verkaufs von Gewaltspielen auf Video sage, meine ich eine effektive Kontrolle, denn gegenwärtig gibt es keine verbindlichen Instrumente, um zu überprüfen, ob ein Jugendlicher unter 16 Jahren tatsächlich Videospiele kaufen kann, in denen Gewalt oder sogar regelrechte Verbrechen verherrlicht werden oder dazu aufgefordert wird. Ich denke, diesem Parlament wird zumindest daran gelegen sein, sich mit diesem Problem zu befassen, u. a. eingedenk der Tatsache, dass die unter Daphne finanzierten Maßnahmen zur Bekämpfung von Gewalt gegen Kinder just auf dem Gedanken beruhten, wie Kinder und Jugendliche geschützt werden können. Schlussendlich möchte ich, in Anknüpfung an die im Juli auf den Weg gebrachte Kinderschutzstrategie, das Europäische Forum für die Rechte des Kindes mit diesem Problem befassen. Wie Sie wissen, wurde dieses Forum geschaffen, um Anfang 2007 seine Arbeit aufzunehmen. Auf seiner ersten Arbeitssitzung will ich eine öffentliche, transparente Debatte mit allen betroffenen Akteuren anstoßen: Nichtregierungsorganisationen, Mitgliedstaaten, Elternverbänden, Jugendlichen, Kindern und auch den nationalen Beauftragten für Kinderrechte. Die vier Schlüsselwörter dieses Themas lauten: Eltern, Kommunikations- und Erziehungsfachleute, Hersteller − denn wir werden dieses Problem nicht bei der Wurzel packen können, wenn wir nicht die Herstellung dieser Gewaltspiele verhüten können − und schließlich Politik. Es muss geprüft werden, inwiefern die Politik eine Strategie ausarbeiten kann, um die Kinder tatsächlich zu schützen, ohne in die Zensur zu flüchten. Das sind die Säulen, auf die wir uns bei der Inangriffnahme des Problems, das ich Ihnen heute Abend dargelegt habe, stützen müssen. Im Frühjahr werde ich Ihnen eine Mitteilung über Cyberkriminalität vorlegen. Meiner Auffassung nach finden Straftäter, Gesetzesbrecher und Internetkriminelle in Jugendlichen und Kindern besonders wehrlose Opfer. Es ist unsere politische, institutionelle und moralische Pflicht, streng darauf zu reagieren, mit einer europäischen Strategie gegen die Aufforderung zur Gewalt, gegen die Verherrlichung und Verklärung von Gewalt. Der Schutz des Rechts und der Grundrechte von Kindern und Jugendlichen muss weiterhin größte Priorität für die EU haben. Er hat Vorrang für die Europäische Kommission, und ich muss ganz offen sagen, dass die brutalen und sadistischen Handlungen, die in einigen besonders blutrünstigen Videospielen dargestellt werden, für uns ein Grund zu großer Besorgnis sind. Die neuen Technologien, die Kinder und Jugendliche in die Lage versetzen, das Internet und technische Spiele zu nutzen, haben die Beziehungen zwischen Erwachsenen und Kindern verändert. Die jungen Menschen, unsere Kinder, sind oft wesentlich vertrauter mit diesen Technologien als die Erwachsenen. Deshalb bedarf es vor allem einer größeren Verantwortung und eines stärkeren Bewusstseins der Erwachsenen und Eltern, aber auch der Aufmerksamkeit und Aufklärung, um in erster Linie den Eltern die Gefahren voll bewusst zu machen und sie zu befähigen, sachkundige Entscheidungen zu treffen. Es gibt ein Klassifikationssystem zur Kennzeichnung des Inhalts von Filmen, aber auch von Spielen und Videospielen, das hilfreich sein kann. Selbstverständlich muss es mit einem wirksameren Erziehungsmechanismus kombiniert werden. Diese Komponenten sind notwendig, wenn wir eine tragfähige Lösung erreichen wollen. Die Europäische Union verfügt bereits über Instrumente zur Bekämpfung dieser Besorgnis erregenden Probleme, und zwar im Rahmen der Politikbereiche Justiz und Sicherheit, aber auch Informationsgesellschaft und Binnenmarktvorschriften. Ich muss aufrichtig sagen, meine Damen und Herren, dass ich stark beeindruckt bin von bestimmten Initiativen zur Überwachung und Verstärkung des Kinderschutzes, die mir einige Innenminister vor und nach der Ministerratstagung angekündigt haben und die von manchen nationalen politischen Parteien einiger Mitgliedstaaten aufgegriffen wurden. Ich beziehe mich dabei insbesondere auf die verstärkte Kontrolle des Verkaufs besonders brutaler Spiele und Videospiele an Minderjährige. Meiner Ansicht nach ist es ebenso wichtig, die Hersteller von Videospielen in die Verantwortung zu nehmen. 2003 wurde ein europäisches Selbstregulierungssystem, bekannt als Pan-European Game Information, eingeführt, um Eltern bei der Auswahl zu helfen, wenn sie Videospiele für Minderjährige kaufen. Dieses Selbstregulierungssystem wird von der breiten Mehrheit der Hersteller getragen. Es wurde nach Konsultationen mit der Industrie, den Elternverbänden und Verbraucherorganisationen entwickelt. Das System wird in 27 Ländern angewandt und besteht aus der Angabe eines Mindestalters, ab dem ein bestimmtes Spiel empfohlen wird, und einer obligatorischen Inhaltsangabe zum Spiel oder Videospiel, das in den Handel gebracht wird. Dieses System, meine Damen und Herren, erleichtert den Eltern die Auswahl − sofern es die Eltern sind, die darüber entscheiden, welche Spiele ihre Kinder kaufen −, doch es betrifft nicht den Inhalt des Videospiels und enthält auch keinen Hinweis darauf. Diese Selbstregulierung wurde zum einen eingeführt, um die Minderjährigen zu schützen, zum anderen aber auch, um ein anderes Grundprinzip zu wahren: die freie Meinungsäußerung. Ich will mich in Kürze mit den Herstellern und den sie vertretenden Organisationen treffen, um zu prüfen, inwiefern die in dem Selbstregulierungsschema verwendeten Indikatoren sachdienlich oder, ich würde sagen, aktuell sind. Meines Erachtens wird es Zeit zu bewerten, ob diese Indikatoren vielleicht nicht so funktioniert haben, wie wir es uns gewünscht hätten. Was hingegen den Inhalt von Spielen oder Videospielen angeht, die im Internet zugänglich sind, so gibt es zwar weltweite Systeme, die jedoch auf Initiative einiger angesehener Organisationen angewandt und umgesetzt werden. Die erste ist bekannt als Platform for Internet Content Selection, und die zweite ist der so genannte Recreational Software Advisory Council die beide im Wesentlichen in den Vereinigten Staaten ansässig sind. Ich muss allerdings hervorheben, dass weder in der Studie der Vereinten Nationen über Gewalt gegen Kinder noch in dem Bericht der Weltgesundheitsorganisation über Gewalt und Gesundheit dieses Problem analysiert wird; es wird lediglich beiläufig erwähnt, als wäre es überhaupt nicht notwendig, es eingehender zu untersuchen."@de9
"Κύριε Πρόεδρε, κυρίες και κύριοι, θέλω να εκφράσω την ευγνωμοσύνη μου στους λίγους που παρέμειναν στην Αίθουσα, ίσως λιγότεροι από δέκα, για να συζητήσουμε ένα ζήτημα που αφορά δεκάδες εκατομμύρια νέους και παιδιά, τα δικά μας παιδιά, στην Ευρωπαϊκή Ένωση. Το 2005 διεξαγάγαμε ως Ευρωπαϊκή Επιτροπή μια έρευνα με χρηματοδότηση από το πρόγραμμα Daphne. Από την έρευνα αυτή, η οποία βασίσθηκε σε μια σειρά μελετών σχετικά με τον τομέα των βίαιων βιντεοπαιχνιδιών, προέκυψε η ανάγκη μιας πολυτομεακής προσέγγισης που απουσιάζει σήμερα. Ένα από τα αποτελέσματα αυτής της μελέτης είναι ότι η επίδραση των βίαιων εικόνων στους νέους είναι αδιαμφισβήτητη. Μπορεί, ωστόσο, να εκδηλωθεί με διαφορετικούς τρόπους, σε συνάρτηση με ποικίλους παράγοντες. Ορισμένοι από αυτούς είναι, για παράδειγμα, η ευημερία, η κατάσταση του νέου, ο χώρος όπου ζει, η ενεργός παρουσία των γονέων δίπλα του ή η απουσία τους, ο έλεγχος της πρόσβασης στα μέσα ενημέρωσης ή στο Διαδίκτυο από τους γονείς, εάν δηλαδή οι γονείς ασκούν κάποιον έλεγχο ή επιτρέπουν την ανεξέλεγκτη πρόσβαση των παιδιών στο Διαδίκτυο, το επίπεδο παιδείας που παρέχεται και το κοινωνικοοικονομικό επίπεδο της οικογένειας. Όλοι αυτοί οι παράγοντες επηρεάζουν τον τρόπο με τον οποίο οι βίαιες σκηνές μπορούν να επιδράσουν στη νοοτροπία και στη σκέψη των νέων και των παιδιών. Υπάρχουν και άλλα σημαντικά στοιχεία που πρέπει να ληφθούν υπόψη. Κατά πρώτο λόγο, ότι δεν πρόκειται απλά για ένα τεχνικό ζήτημα, αλλά για ζήτημα διαπαιδαγώγησης που αφορά τον έλεγχο με σκοπό την πρόληψη. Όταν αναφέρομαι στον έλεγχο στις πωλήσεις των βίαιων βιντεοπαιχνιδιών, εννοώ τον πραγματικό έλεγχο, καθώς σήμερα δεν ισχύουν υποχρεωτικά μέσα με τα οποία να μπορεί να διαπιστωθεί εάν ένας νέος μικρότερος των 16 ετών μπορεί ή όχι να αγοράσει βιντεοπαιχνίδια που προτρέπουν ή εξυμνούν πράξεις βίας ή ακόμη και εγκληματικές ενέργειες. Πιστεύω ότι το Κοινοβούλιο θα θελήσει να μελετήσει τουλάχιστον αυτό το ζήτημα, λαμβάνοντας επίσης υπόψη ότι τα προγράμματα κατά της βίας έναντι των νέων που χρηματοδοτήθηκαν από το πρόγραμμα Daphne έχουν ως κύριο στόχο αυτό: πώς θα προστατευθούν οι νέοι και τα παιδιά. Εν κατακλείδι, μετά τη στρατηγική που εγκρίναμε τον Ιούλιο για την προστασία των παιδιών, σκοπεύω να υποβάλω αυτό το πρόβλημα στο Ευρωπαϊκό Φόρουμ για τα Δικαιώματα των Παιδιών. Όπως γνωρίζετε, το φόρουμ αυτό θα αρχίσει να λειτουργεί στις αρχές του 2007. Στην πρώτη συνεδρίαση του φόρουμ σκοπεύω να ξεκινήσω μια δημόσια και διαφανή συζήτηση με όλους τους ενδιαφερόμενους φορείς: τις μη κυβερνητικές οργανώσεις, τα κράτη μέλη, τις οργανώσεις γονέων, τα παιδιά, τους ανηλίκους και τους εθνικούς διαμεσολαβητές που είναι υπεύθυνοι για τα δικαιώματα των νέων. Οι τέσσερις λέξεις κλειδιά για αυτό το ζήτημα είναι: γονείς, επαγγελματίες της επικοινωνίας και της εκπαίδευσης, παραγωγοί −καθώς, αν δεν διακοπεί η παραγωγή αυτών των βίαιων παιχνιδιών, δεν αντιμετωπίζεται ριζικά το πρόβλημα− και, τέλος, πολιτική. Πρέπει να εξετάσουμε πώς θα μπορέσει η πολιτική να επεξεργαστεί μια στρατηγική, η οποία, χωρίς λογοκρισία, θα προστατεύει πραγματικά τα παιδιά. Αυτοί είναι οι πυλώνες με τους οποίους πρέπει να προσεγγίσουμε το ζήτημα που σας έθεσα σήμερα. Την άνοιξη θα παρουσιάσω μια ανακοίνωση για το ηλεκτρονικό έγκλημα. Πιστεύω ότι η εγκληματικότητα, η παραβίαση του νόμου και τα αδικήματα που διαπράττονται μέσω του Διαδικτύου έχουν ως ιδιαίτερα ευάλωτα θύματα τους νέους και τα παιδιά. Είναι πολιτικό, θεσμικό και ηθικό μας καθήκον να αντιδράσουμε σθεναρά με μια ευρωπαϊκή στρατηγική κατά της προτροπής, της προαγωγής και της εξύμνησης της βίας. Η προστασία του νόμου και των θεμελιωδών δικαιωμάτων των νέων και των παιδιών πρέπει να παραμείνει μια μεγάλη προτεραιότητα της Ευρωπαϊκής Ένωσης. Αποτελεί προτεραιότητα για την Ευρωπαϊκή Επιτροπή, και πρέπει να πω ειλικρινά ότι μας προξενούν έντονη ανησυχία οι πράξεις βίας και σαδισμού που αναδεικνύονται από ορισμένα εξαιρετικά ωμά βιντεοπαιχνίδια. Οι νέες τεχνολογίες που έδωσαν τη δυνατότητα στα παιδιά και τους νέους να χρησιμοποιούν το Διαδίκτυο και παιχνίδια τεχνολογίας έχουν αλλάξει τις σχέσεις μεταξύ ενηλίκων και παιδιών. Συχνά οι νέοι, τα παιδιά μας, γνωρίζουν τις τεχνολογίες πολύ καλύτερα από τους ενήλικες. Καθίσταται, συνεπώς, απολύτως αναγκαία περισσότερη υπευθυνότητα και συνειδητοποίηση των ενηλίκων και των γονέων, καθώς και μεγαλύτερο ενδιαφέρον και διαπαιδαγώγηση, ούτως ώστε να μπορούν οι γονείς, πάνω από όλα, να προβαίνουν σε συνειδητές επιλογές γνωρίζοντας τους κινδύνους. Ισχύει ένα σύστημα ταξινόμησης και επισήμανσης των κινηματογραφικών ταινιών, των παιχνιδιών και των βιντεοπαιχνιδιών που μπορεί να βοηθήσει. Θα πρέπει, ωστόσο, να συνδυάζεται με έναν ισχυρότερο μηχανισμό διαπαιδαγώγησης. Είναι τα αναγκαία συστατικά, εάν θέλουμε να καταλήξουμε σε μια αποτελεσματική λύση. Η Ευρωπαϊκή Ένωση διαθέτει ήδη τα μέσα για την καταπολέμηση των ανησυχητικών αυτών φαινομένων στο πλαίσιο των πολιτικών που αφορούν τη δικαιοσύνη και την ασφάλεια, και επίσης την κοινωνία της ενημέρωσης και τους κανόνες της εσωτερικής αγοράς. Κυρίες και κύριοι, πρέπει να πω ειλικρινά ότι εκτίμησα πολύ κάποιες πρωτοβουλίες παρακολούθησης και ενίσχυσης της προστασίας των ανηλίκων που εξήγγειλαν ορισμένοι υπουργοί Εσωτερικών πριν και μετά το Συμβούλιο Υπουργών, και τις οποίες αποδέχθηκαν κάποιες εθνικές πολιτικές δυνάμεις σε ορισμένα κράτη μέλη. Αναφέρομαι ειδικότερα στην αύξηση των ελέγχων στις πωλήσεις παιχνιδιών και βιντεοπαιχνιδιών με ιδιαίτερα βίαιο περιεχόμενο σε ανηλίκους. Κατά την άποψή μου, είναι εξίσου σημαντικό να καταστήσουμε υπεύθυνους τους παραγωγούς βιντεοπαιχνιδιών. Το 2003 θεσπίσθηκε ένα ευρωπαϊκό σύστημα αυτορύθμισης, με την ονομασία Pan-European Game Information, προκειμένου να βοηθήσει τους γονείς στην επιλογή των παιχνιδιών για τους ανηλίκους. Αυτό το σύστημα αυτορύθμισης υποστηρίζεται από τη μεγάλη πλειοψηφία των παραγωγών. Αναπτύχθηκε μετά από διαβουλεύσεις με τη βιομηχανία και τις οργανώσεις των γονέων και των καταναλωτών. Αφορά 27 χώρες και περιλαμβάνει την ένδειξη μιας ελάχιστης ηλικίας για την πρόσβαση σε ένα συγκεκριμένο παιχνίδι, καθώς επίσης και την υποχρέωση περιγραφής του περιεχομένου του παιχνιδιού ή του βιντεοπαιχνιδιού που διατίθεται στην αγορά. Κυρίες και κύριοι, το σύστημα αυτό βοηθά την επιλογή των γονέων −εάν βέβαια είναι οι γονείς αυτοί που αποφασίζουν ποιο βιντεοπαιχνίδι αγοράζουν τα παιδιά− αλλά δεν αφορά ούτε περιέχει καμία αναφορά στο περιεχόμενο του βιντεοπαιχνιδιού. Η αυτορύθμιση αυτή θεσπίσθηκε, αφενός, για να προστατεύει τους ανηλίκους και, αφετέρου, για να διασφαλίζει τον σεβασμό και μιας άλλης θεμελιώδους αρχής, που είναι η ελευθερία έκφρασης. Πολύ σύντομα σκοπεύω να συναντηθώ με τους παραγωγούς και τις αντιπροσωπευτικές τους οργανώσεις για να αξιολογήσουμε την καταλληλότητα και την επικαιρότητα, θα έλεγα, των δεικτών που προβλέπει το πρόγραμμα αυτορύθμισης. Πιστεύω πως ήλθε η στιγμή να εξετάσουμε μήπως οι δείκτες αυτοί δεν λειτούργησαν όπως θα επιθυμούσαμε. Όσον αφορά δε το περιεχόμενο παιχνιδιών ή βιντεοπαιχνιδιών που διατίθενται στο Διαδίκτυο, υπάρχουν συστήματα, τα οποία ωστόσο εφαρμόζονται και χρησιμοποιούνται με πρωτοβουλία κάποιων έγκυρων οργανισμών. Ο πρώτος είναι αυτός που αποκαλούμε Πλατφόρμα για την Επιλογή του Περιεχομένου στο Διαδίκτυο και ο δεύτερο το Recreational Software Advisory Council αμφότεροι παρόντες κυρίως στις Ηνωμένες Πολιτείες. Πρέπει, ωστόσο, να επισημάνω ότι ούτε η έκθεση των Ηνωμένων Εθνών για τη βία κατά των νέων ούτε η παγκόσμια έκθεση για τη βία και την υγεία που εκπόνησε ο Παγκόσμιος Οργανισμός Υγείας αναλύουν αυτό το φαινόμενο, το οποίο αναφέρεται μόνο ως ένα ζήτημα που δεν απαιτεί μεγαλύτερη μελέτη."@el10
". Mr President, ladies and gentlemen, I am particularly grateful to the few, perhaps less than ten, Members present in this Chamber to debate a subject that affects many tens of millions of young and very young people – our children – in the European Union. In 2005, the Commission conducted an enquiry financed under the Daphne programme. This enquiry, based on a series of studies of the violent videogame sector, revealed the need for a multidisciplinary approach, which currently does not exist. One result of this study was that violent images have an undeniable influence on young people. This influence may, however, show itself in different ways, depending on various factors. These, for example, include affluence; the young people’s situation; where they live; whether they have an active parental figure close to them, or whether they have no parents close to them; control over the youngsters’ access to the media and the Internet, in other words whether or not their parents exercise any control over whether they can have absolutely free access to the Internet; the level of education given; and the family’s socio-economic level. All these factors affect the way in which violence can influence the minds and mentalities of young and very young people. There are other important elements to consider. Firstly, this is not just a technical issue but rather an issue of education, which involves control for preventive purposes. When I say control over the sale of violent videogames, I mean effective control, because today there are no mandatory instruments that make it possible to check whether or not a person under the age of 16 can buy videogames that incite or glorify acts of violence or even actual criminal acts. I believe this House will at least want to consider this problem, in view of the fact, as well, that the schemes that Daphne has financed to combat violence against children are based precisely on this idea of how to protect young and very young people. To conclude, following on from the child protection strategy that we launched in July, I intend to refer this problem to the European Forum for the Rights of the Child. As you know, this forum has been set up to commence work at the beginning of 2007. At its first working meeting I intend to start a public, transparent debate involving all stakeholders: non-governmental organisations, the Member States, parents’ associations, young people, minors and also the national mediators responsible for children’s rights. The four keywords on this subject are: parents, communication and education professionals, producers – because we cannot tackle this problem at its roots if we cannot prevent the production of these violent games – and lastly politics. It is a case of examining how politics can draw up a strategy to actually protect children without resorting to censorship. These are the pillars on which we must address the problem that I have put to you this evening. In the spring I will submit a communication on cybercrime to you. In my view, criminals, law-breakers and Internet offenders see the young and very young as particularly vulnerable victims. It is our political, institutional and moral duty to react firmly, with a European strategy against incitement to violence, against the exaltation of violence and against the glorification of violence. The protection of the law and of the fundamental rights of young people and children must remain a major priority for the EU. It is a priority for the European Commission, and I have to say quite frankly that the acts of violence and sadism that appear in some particularly bloody videogames are a cause of great concern to us. New technologies that have enabled young and very young people to use the Internet and technological games have changed the relationship between adults and children. Young people, our children, are often much more familiar with these technologies than adults are. What is essential, therefore, is primarily greater responsibility and consciousness on the part of adults and parents, as well as focus and education to make parents, above all, fully aware of the risks and able to make informed decisions. There is a classification system with labelling for the content of films, and also for games and videogames, that may be of use. This must, of course, be combined with a mechanism providing for more effective education. These components are necessary if we want a solution that works. The European Union already has instruments for fighting these worrying problems within the policy areas of justice and security, and also the information society and internal market rules. I must say quite sincerely, ladies and gentlemen, that I have also been highly impressed by certain child protection monitoring and enhancement initiatives that I was informed about by some Home Affairs Ministers before and after the Council of Ministers, and which have been taken up by some national political parties in certain Member States. I refer in particular to increased control over the sale of particularly violent games and videogames to minors. In my view, it is equally important to hold videogame producers responsible. In 2003, a European self-regulation system, known as Pan-European Game Information, was adopted in order to help parents choose when buying videogames intended for minors. This self-regulation system is supported by a large majority of producers. It was developed after consultation with the industry, parents’ associations and consumer associations. It covers 27 countries and includes an indication of the minimum age for access to a particular game and a mandatory description of the content of a game or videogame that is placed on the market. This system, ladies and gentlemen, helps parents to choose – assuming that it is the parents who decide what videogames their children buy – but it does not concern and it contains no reference to the content of the videogame. Such self-regulation was established on the one hand to protect minors, but also, on the other hand, to comply with another fundamental principle: freedom of expression. I intend to meet very soon with producers and the associations representing them in order to evaluate to what extent the indicators used in the self-regulation scheme are relevant or, I would say, up to date. I think the time has come to assess whether those indicators have perhaps not been working as we would have liked them to. With regard to the content of games or videogames that can be found on the Internet, in contrast, there are systems out there, but they are applied and implemented at the initiative of certain respected consortia. The first is one known as the Platform for Internet Content Selection, and the second is the Recreational Software Advisory Council, both based primarily in the United States. I must point out, however, that neither the United Nations study on violence against children nor the World Health Organization’s world report on violence and health analyses this problem; it gets just a passing reference as if there were absolutely no need to examine it in greater depth."@en4
". Señor Presidente, Señorías, estoy particularmente agradecido a los pocos –quizás menos de diez– diputados presentes en esta Cámara para debatir un tema que afecta a varias decenas de millones de jóvenes y niños –nuestros hijos– en la Unión Europea. En 2005, la Comisión dirigió una investigación financiada en virtud del programa Daphne. Esta investigación, basada en una serie de estudios del sector de los videojuegos violentos, reveló la necesidad de un planteamiento multidisciplinar, que actualmente no existe. Un resultado de este estudio fue que las imágenes violentas tienen una influencia indudable sobre los jóvenes. Nos obstante, esta influencia puede mostrarse de diferentes maneras, dependiendo de diversos factores. Entre estos se incluyen, por ejemplo, la riqueza; la situación de los jóvenes; dónde viven; si tienen una figura paterna o materna activa cerca de ellos, o si no tienen a sus padres cerca; el control sobre el acceso de los más jóvenes a los medios de comunicación y a Internet, es decir, si sus padres ejercen o no algún control o si tienen un acceso absolutamente libre a Internet; el nivel de educación dado; y el nivel socioeconómico de la familia. Todos estos factores afectan al modo en que la violencia puede influir en las mentes y mentalidades de jóvenes y niños. Hay otros elementos importantes a tener en cuenta. En primer lugar, no se trata solamente de una cuestión técnica, sino más bien de educación, que implica el control con fines preventivos. Cuando hablo de control sobre la venta de videojuegos violentos, quiero decir control efectivo, porque actualmente no hay ningún instrumento obligatorio que haga posible comprobar si una persona menor de 16 años puede o no comprar videojuegos que inciten a la violencia o alaben los actos violentos o incluso actos criminales reales. Creo que esta Cámara querrá al menos analizar este problema, en vista del hecho, también, de que los programas que Daphne ha financiado para combatir la violencia contra los niños se basan precisamente en esta idea de cómo proteger a los jóvenes y niños. Para terminar, a raíz de la estrategia de protección de los menores que presentamos en julio, tengo la intención de remitir este problema al Foro Europeo para los Derechos del Niño. Como saben, este foro se ha establecido para que comience a funcionar a comienzos de 2007. En su primera reunión de trabajo, tengo intención de iniciar un debate público y transparente, en el que participen todas las partes interesadas: organizaciones no gubernamentales, los Estados miembros, las asociaciones de padres, los jóvenes, menores y también los mediadores nacionales responsables de los derechos de los niños. Las cuatro palabras clave con respecto a este tema son: padres, profesionales de la comunicación y educación, productores –porque no podemos atajar este problema de raíz, si no podemos impedir la fabricación de estos juegos violentos– y, finalmente, los políticos. Se trata de examinar cómo los políticos pueden elaborar una estrategia para proteger realmente a los niños, sin recurrir a la censura. Estos son los pilares que debemos utilizar como base para abordar el problema que les he planteado esta tarde. En primavera les presentaré una comunicación sobre el cibercrimen. En mi opinión, los criminales, infractores y delincuentes de Internet ven a los jóvenes y a los niños como víctimas particularmente vulnerables. Es nuestra obligación política, institucional y moral reaccionar firmemente, con una estrategia europea contra la incitación a la violencia, contra la exaltación de la violencia y contra la glorificación de la violencia. La protección de la ley y de los derechos fundamentales de los jóvenes y niños debe continuar siendo una prioridad fundamental para la Unión Europea. Es una prioridad para la Comisión Europea y tengo que decir, con franqueza, que los actos de violencia y sadismo que aparecen en algunos videojuegos particularmente violentos son motivo de gran preocupación para nosotros. Las nuevas tecnologías que han permitido a jóvenes y niños utilizar Internet y juegos tecnológicos han cambiado la relación entre adultos y niños. Los jóvenes, nuestros hijos, a menudo están mucho más familiarizados con estas tecnologías que los adultos. Por lo tanto, es fundamental, en primer lugar, una mayor responsabilidad y conciencia por parte de los adultos y padres, además de una mayor atención y educación para que los padres, sobre todo, conozcan perfectamente los riesgos y puedan tomar decisiones informadas. Existe un sistema de clasificación con etiquetas para el contenido de las películas, y también para los juegos y videojuegos, que puede resultar útil. Por supuesto, esto debe combinarse con un mecanismo que prevea una educación más efectiva. Estos componentes son necesarios, si queremos una solución que funcione. La Unión Europea ya tiene instrumentos para combatir estos preocupantes problemas dentro de los ámbitos políticos de la justicia y seguridad, y también las normas del mercado interior y la sociedad de la información. Debo decir sinceramente, Señorías, que también me han impresionado mucho ciertas iniciativas de mejora y control de la protección infantil de las que he sido informado por algunos Ministros de Asuntos Exteriores y después del Consejo de Ministros, y que han sido adoptadas por algunos partidos políticos nacionales de determinados Estados miembros. Me refiero, en particular, al aumento del control sobre la venta de juegos y videojuegos especialmente violentos a los menores. En mi opinión, es igualmente importante que los fabricantes de los videojuegos asuman su responsabilidad. En 2003, se adoptó un sistema de autorregulación europeo, conocido como información paneuropea sobre juegos (PEGI), para ayudar a los padres a elegir, a la hora de comprar videojuegos para menores. Este sistema de autorregulación cuenta con el apoyo de una gran mayoría de fabricantes. Fue desarrollado tras una consulta realizada a la industria, a las asociaciones de padres y de consumidores. Cubre 27 países e incluye una indicación de la edad mínima para acceder a un determinado juego y una descripción obligatoria del contenido de un juego o videojuego que se vende en el mercado. Este sistema, Señorías, ayuda a los padres a elegir –suponiendo que son los padres los que deciden los videojuegos que compran sus hijos–, pero no hace referencia al contenido del videojuego. Esta autorregulación se estableció, por una parte, para proteger a los menores, pero también, por la otra, para cumplir otro principio fundamental: la libertad de expresión. Yo tengo previsto reunirme muy pronto con los fabricantes y las asociaciones que los representa, para evaluar hasta qué punto los indicadores utilizados en el programa de autorregulación son pertinentes o, yo diría, actualizados. Considero que ya es hora de evaluar si esos indicadores quizás no han funcionado como habríamos querido. Con respecto al contenido de los juegos o videojuegos que se pueden encontrar en Internet, por el contrario, existen sistemas, pero se aplican y ponen en práctica a iniciativa de ciertos consorcios respetados. El primero es uno conocido como la Plataforma para la Selección de Contenidos de Internet y el segundo es el Consejo Consultivo de Software Recreativo, ambos asentados principalmente en los Estados Unidos. No obstante, debo señalar que ni el estudio sobre violencia infantil de las Naciones Unidas ni el informe mundial sobre violencia y salud de la Organización Mundial de la salud analizan este problema; solamente lo mencionan de pasada, como si no hubiese ninguna necesidad en absoluto de analizarlo en mayor profundidad."@es20
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@et5
". Arvoisa puhemies, hyvät parlamentin jäsenet, olen erityisen kiitollinen harvoille, kenties alle kymmenelle parlamentin jäsenelle, jotka ovat läsnä keskustelemassa aiheesta, joka koskee monia kymmeniä miljoonia nuoria ja hyvin nuoria henkilöitä – meidän lapsiamme – Euroopan unionissa. Vuonna 2005 komissio toteutti kyselyn Daphne-ohjelman tuella. Kysely perustui väkivaltaisista videopeleistä tehtyihin tutkimuksiin ja paljasti, että on tarpeen noudattaa monialaista lähestymistapaa, jollaista ei tällä hetkellä ole olemassa. Erään tutkimustuloksen mukaan väkivaltaiset kuvat vaikuttavat kiistatta nuoriin. Tämä vaikutus saattaa kuitenkin käydä ilmi eri tavoin, monista tekijöistä riippuen. Näitä ovat esimerkiksi vauraus, nuorten elämäntilanne, elinympäristö, se, onko heillä lähellään aktiivista isä- tai äitihahmoa vai eikö heillä ole lähellään vanhempia lainkaan, se, valvotaanko nuorten pääsyä tiedotusvälineisiin ja Internetiin – toisin sanoen, valvovatko vanhemmat mitenkään heitä vai voivatko he käyttää Internetiä täysin vapaasti – koulutustaso ja perheen sosioekonominen taso. Kaikki nämä tekijät vaikuttavat tapaan, jolla väkivalta voi vahingoittaa nuorten ja hyvin nuorten henkilöiden mieltä ja ajattelutapaa. On tarkasteltava muitakin tärkeitä seikkoja. Asia ei ensinnäkään ole vain tekninen, vaan liittyy pikemminkin kasvatukseen ja edellyttää valvontaa ennalta ehkäisevässä tarkoituksessa. Kun puhun väkivaltaisten videopelien myynnin valvomisesta, tarkoitan tosiasiallista valvomista, koska tällä hetkellä ei ole olemassa pakottavia välineitä, joiden avulla olisi mahdollista tarkistaa, voivatko alle 16-vuotiaat ostaa videopelejä, joissa kannustetaan väkivaltaan tai jopa ryhtymään tosiasiallisiin rikoksiin tai ihannoidaan niitä. Parlamentti halunnee uskoakseni vähintäänkin tarkastella ongelmaa. On nimittäin otettava myös huomioon, että Daphne-ohjelmasta rahoitetut järjestelmät, joilla pyritään torjumaan lapsiin kohdistuvaa väkivaltaa, perustuvat nimenomaan ajatukseen nuorten ja hyvin nuorten henkilöiden suojelemisesta. Totean lopuksi, että aion saattaa ongelman lasten oikeuksia käsittelevän eurooppalaisen foorumin tarkasteltavaksi heinäkuussa käynnistämämme lastensuojelustrategian mukaisesti. Kuten tiedätte, foorumin työ on tarkoitus aloittaa vuoden 2007 alussa. Aion käynnistää sen ensimmäisessä työkokouksessa julkisen, avoimen keskustelun, johon osallistuvat kaikki asianosaiset tahot: kansalaisjärjestöt, jäsenvaltiot, vanhempainyhdistykset, nuoret, alaikäiset ja kansalliset lapsiasiamiehet. Tässä yhteydessä neljä avainsanaa ovat vanhemmat, viestinnän ja kasvatuksen ammattilaiset, tuottajat – koska emme voi käsitellä ongelmaa perin pohjin ellemme voi estää näiden väkivaltaisten pelien tuottamista – ja lopulta poliitikot. On tarkasteltava sitä, miten poliitikot voivat laatia strategian lasten tosiasialliseksi suojelemiseksi joutumatta turvautumaan sensuroimiseen. Nämä ovat pilarit, joiden pohjalta on tarkasteltava tänä iltana teille esittelemääni ongelmaa. Keväällä esitän teille tiedonannon kyberrikollisuudesta. Rikolliset, lainrikkojat ja Internetissä toimivat rikolliset pitävät mielestäni nuoria ja hyvin nuoria henkilöitä erityisen alttiina uhreina. Poliittisena, institutionaalisena ja moraalisena velvollisuutenamme on reagoida voimakkaasti, väkivaltaan kiihottamista vastustavan eurooppalaisen strategian avulla, väkivallan ylistämistä ja sen ihannointia vastaan. Lain suojelun sekä nuorten ja lasten perusoikeuksien suojelun on säilyttävä EU:n tärkeänä prioriteettina. Se on Euroopan komission prioriteetti, ja on sanottava suoraan, että väkivaltaisuudet ja sadismi, joita esiintyy joissakin erityisen verisissä videopeleissä, huolestuttavat meitä suuresti. Uusi tekniikka, jonka avulla nuoret ja hyvin nuoret henkilöt voivat käyttää Internetiä ja pelata teknisiä pelejä, ovat muuttaneet aikuisten ja lasten välistä suhdetta. Nuoret, meidän lapsemme, ovat usein paljon perehtyneempiä tähän tekniikkaan kuin aikuiset. Tästä syystä on olennaisen tärkeää, että aikuiset ja vanhemmat kantavat ensisijaisesti suuremman vastuun, että he ovat tietoisempia tilanteesta ja että vanhempiin kiinnitetään huomiota ja heitä valistetaan, jotta he olisivat täysin tietoisia uhkista ja voisivat tehdä asiantuntevia päätöksiä. On olemassa luokittelujärjestelmä, jolla arvioidaan elokuvien sisältöä sekä pelejä ja videopelejä ja jota voidaan hyödyntää. Siihen on tietysti yhdistettävä järjestelmä, joka mahdollistaa tehokkaamman valistuksen. Näitä osatekijöitä tarvitaan, jos halutaan päästä toimivaan ratkaisuun. Euroopan unionilla on jo keinoja torjua näitä huolestuttavia ongelmia oikeutta ja turvallisuutta sekä tietoyhteiskuntaa ja sisämarkkinoiden sääntöjä koskevilla politiikan aloilla. Hyvät parlamentin jäsenet, on todettava rehellisesti, että jotkin lastensuojeluun liittyvät valvonta- ja tehostamisaloitteet, joista eräät sisäasiainministerit tiedottivat minulle ennen ministerineuvostoa ja sen jälkeen, tekivät minuun suuren vaikutuksen. Jotkin poliittiset puolueet ovat ottaneet samat asiat esille tietyissä jäsenvaltioissa. Viittaan erityisesti siihen, että erityisen väkivaltaisten pelien ja videopelin myyntiä alaikäisille on ryhdytty valvomaan entistä tarkemmin. Mielestäni on yhtä tärkeää asettaa videopelien tuottajat vastuuseen. Vuonna 2003 otettiin käyttöön yhteisön itsesääntelyjärjestelmä, yleiseurooppalainen pelitieto (Pan-European Game Information), tukemaan vanhempia heidän ostaessaan alaikäisille tarkoitettuja videopelejä. Tuottajien suuri enemmistö tukee tätä itsesääntelyjärjestelmää. Se kehitettiin sen jälkeen, kun teollisuudenalaa, vanhempainyhdistyksiä ja kuluttajayhdistyksiä oli kuultu. Se kattaa 27 maata ja sisältää merkinnän kunkin pelin edellyttämästä alaikärajasta sekä pakollisen kuvauksen markkinoille tuodun pelin tai videopelin sisällöstä. Hyvät parlamentin jäsenet, tämä järjestelmä auttaa vanhempia tekemään valintoja – olettaen että vanhemmat päättävät, mitä videopelejä heidän lapsensa ostavat – mutta se ei koske videopelien sisältöä eikä siinä viitata siihen. Tällainen itsesääntelyjärjestelmä otettiin käyttöön yhtäältä siksi, että suojeltaisiin alaikäisiä, mutta toisaalta myös siksi, että noudatettaisiin tiettyä perusperiaatetta: ilmaisunvapautta. Tapaan aivan lähiaikoina tuottajia ja heitä edustavien yhdistyksien edustajia. Tarkoituksena on arvioida, missä määrin itsesääntelymallissa käytetyt indikaattorit ovat tarkoituksenmukaisia tai sanoisinko ajantasaisia. On tullut mielestäni aika arvioida, ovatko indikaattorit toimineetkaan siten kuin halusimme. Internet-pelien tai -videopelien sisältöä koskevia järjestelmiä on sitä vastoin olemassa, mutta niitä noudatetaan ja pannaan täytäntöön tiettyjen arvostettujen yhteenliittymien aloitteesta. Niistä ensimmäinen on Platform for Internet Content Selection -standardi ja toinen on Recreational Software Advisory Council -neuvosto; molemmat toimivat ensisijaisesti Yhdysvalloissa. On kuitenkin huomautettava, ettei sen enempää Yhdistyneiden Kansakuntien tekemässä tutkimuksessa lapsiin kohdistuvasta väkivallasta kuin Maailman terveysjärjestön raportissa "Väkivalta ja terveys maailmassa" analysoida tätä ongelmaa. Siihen viitataan vain ohimennen ikään kuin ei todellakaan olisi tarvetta tutkia asiaa perusteellisemmin."@fi7
". Monsieur le Président, Mesdames et Messieurs, je suis particulièrement reconnaissant envers les quelques députés - peut-être moins de dix - présents dans cette Assemblée pour discuter d’un sujet qui concerne des dizaines de millions de jeunes et de très jeunes gens, nos enfants, dans l’Union européenne. En 2005, la Commission a conduit une enquête financée par le programme Daphné. Cette enquête, qui se base sur une série d’études s’intéressant au secteur des jeux vidéo violents, a révélé la nécessité d’adopter une approche multidisciplinaire, actuellement inexistante. L’un des résultats de cette étude est que l’influence des images violentes sur les jeunes ne peut être niée. Elle peut se manifester de différentes manières en fonction de divers facteurs comme, par exemple, le niveau de vie, la situation du jeune, l’endroit où il vit, la présence active d’une figure parentale proche de lui ou, à l’inverse, l’absence de parents proches de lui, le contrôle des parents sur l’accès de leur enfant aux médias et à l’internet, à savoir si ceux-ci exercent un contrôle ou si l’enfant est totalement libre d’accéder à l’internet, le niveau d’éducation et le niveau socio-économique de la famille. Tous ces facteurs déterminent la façon dont la violence peut influencer l’esprit et la mentalité des jeunes et des très jeunes. D’autres éléments importants doivent être pris en considération. Premièrement, il s’agit, non pas d’un problème technique, mais bel et bien d’un problème d’éducation nécessitant des contrôles de prévention. Quand je parle de contrôle sur la vente des jeux vidéo violents, j’entends un contrôle efficace. En effet, il n’existe actuellement aucun instrument obligatoire permettant de vérifier qu’un jeune de moins de 16 ans ne peut acheter des jeux vidéo faisant l’apologie de la violence ou susceptibles d’inciter à commettre des actes violents ou criminels. Je pense que cette Assemblée voudra se montrer d’autant plus attentive à ce problème, en se rappelant que les programmes financés par Daphné contre la violence envers les enfants reposent précisément sur le souhait de protéger les jeunes et les très jeunes. Pour conclure, et comme suite à la stratégie de protection de l’enfance, que nous avons lancée en juillet, je compte aborder ce problème au sein du Forum européen des droits de l’enfant. Comme vous le savez, ce forum sera opérationnel dès le début 2007. J’ai l’intention de lancer, lors de sa première réunion de travail, un débat public transparent avec toutes les parties intéressées: les organisations non gouvernementales, les états membres, les associations de parents, les jeunes, les mineurs et les médiateurs nationaux chargés des droits de l’enfant. Les quatre mots clés de cette rencontre seront: parents, professionnels de la communication et de l’éducation, producteurs, car nous ne pouvons attaquer le problème à la racine, si nous sommes incapables d’empêcher la production de ces jeux violents, et enfin politiques. Il s’agira d’examiner comment les hommes politiques pourraient élaborer une stratégie qui protège réellement les enfants, sans pour autant recourir à la censure. Ce sont les piliers sur lesquels nous devons nous appuyer pour combattre le problème que je vous ai exposé ce soir. Au printemps, je vous présenterai une communication sur la cyber-criminalité. Je pense que les jeunes et les très jeunes sont des proies faciles pour les criminels et les malfaiteurs opérant sur l’internet. Il est de notre devoir politique, institutionnel et moral de réagir fermement, par une stratégie européenne, contre l’incitation, contre l’exaltation et l’apologie de la violence. La protection des droits fondamentaux des jeunes et des enfants doit rester une priorité de tout premier plan pour l’Union européenne. C’est une priorité pour la Commission européenne et je dois avouer que nous sommes extrêmement préoccupés par les actes de violence et de sadisme qui font leur apparition dans certains jeux vidéo particulièrement sanglants. Les nouvelles technologies, qui ont permis aux jeunes et aux très jeunes d’utiliser l’internet et les jeux sur ordinateurs, ont changé les rapports entre adultes et enfants. Ces derniers, nos enfants, maîtrisent souvent mieux ces techniques que les adultes. Il faut donc tout d’abord responsabiliser et sensibiliser les adultes, et avant tout informer et éduquer les parents, afin que ceux-ci soient pleinement conscients des risques liés à ces produits et qu’ils puissent faire des choix en toute connaissance de cause. Il existe un système de classification et d’étiquetage du contenu des films, mais également des jeux et des jeux vidéo, qui pourrait nous être utile. Naturellement, celui-ci doit être combiné avec un mécanisme destiné à assurer une meilleure éducation. Ces composantes sont nécessaires, si nous voulons aboutir à une solution efficace. L’Union européenne s’est déjà dotée de différents instruments destinés à lutter contre ces phénomènes préoccupants dans le cadre de ses politiques en matière de justice et de sécurité, ainsi que dans le cadre de celles qui concernent la société de l’information et les règles du marché intérieur. Mesdames et Messieurs, je dois avouer que j’ai beaucoup apprécié certaines initiatives de suivi et de renforcement de la protection des mineurs dont m’ont parlé certains ministres de l’intérieur avant et après le Conseil de ministres, initiatives qui ont été prises par certains partis politiques dans quelques états membres. Je pense plus particulièrement aux renforcement des contrôles sur la vente aux mineurs de jeux et de jeux vidéo particulièrement violents. Je pense qu’il importe également de responsabiliser les producteurs de jeux vidéo. En 2003, un système européen d’autorégulation, appelé a été adopté, afin d’assister les parents dans leur choix lors de l’acquisition de jeux vidéo destinés à des mineurs. Ce système d’autorégulation est soutenu par une large majorité de producteurs. Il a été développé après une large consultation de l’industrie, des associations de parents et des associations de consommateurs. Le système, qui concerne 27 pays, consiste à indiquer l’âge minimum requis pour l’accès à un jeu, ainsi que l’obligation de décrire le contenu des jeux et jeux vidéos mis sur le marché. Ce système, Mesdames et Messieurs, aide les parents à choisir - en supposant que ce soient encore les parents qui choisissent les jeux vidéo qu’achètent leurs enfants - mais ne concerne pas les contenus, auxquels il ne fait aucune référence. Cette autorégulation a été instaurée afin de protéger les mineurs, d’une part, et, d’autre part afin de respecter un autre principe fondamental, la liberté d’expression. J’ai l’intention de rencontrer très bientôt les producteurs et les associations qui les représentent afin d’évaluer la pertinence ou, je dirais, «l’actualité» des indicateurs prévus dans le programme d’autorégulation. Je crois que le moment est venu d’examiner si par hasard ces indicateurs n’auraient pas fonctionné autrement que nous ne l’aurions souhaité. À l’inverse, en ce qui concerne le contenu des jeux ou des jeux vidéo disponibles sur l’internet, il existe plusieurs systèmes, mais ceux-ci sont appliqués et mis en œuvre à l’initiative de quelques consortiums influents. Le premier est appelé et le deuxième est le . Tous deux ont leur siège principal aux états-unis. Cependant, je dois signaler que ni le rapport de l’ONU sur les violences envers les enfants, ni le rapport mondial de l’Organisation mondiale de la santé sur la violence et la santé n’analysent ce phénomène. Il y est seulement évoqué, comme s’il n’était pas absolument nécessaire de l’examiner plus en détail."@fr8
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@hu11
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@lt14
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@lv13
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@mt15
"Mijnheer de Voorzitter, dames en heren, ik ben de weinige leden die hier nog in de zaal zitten - het zijn er waarschijnlijk minder dan tien - bijzonder dankbaar. Wij zijn hier om te spreken over een vraagstuk dat miljoenen jongeren en kinderen, onze kinderen, in de Europese Unie aangaat. In 2005 hebben wij als Europese Commissie een onderzoek gedaan dat werd gefinancierd door het Daphne-programma. Uit dat onderzoek, dat gebaseerd was op een reeks studies met betrekking tot de sector van gewelddadige videogames, komt naar voren dat er behoefte is aan een multidisciplinaire aanpak, en daar is momenteel geen sprake van. Eén van de bevindingen van deze studie is dat geweldsscènes een onmiskenbare invloed op jongeren hebben. Maar die invloed kan een verschillende uitwerking hebben en daarbij spelen allerlei factoren een rol. Bijvoorbeeld de situatie waarin de jongere verkeert, het milieu waarin hij leeft, het feit dat de ouders daadwerkelijk aanwezig zijn en naast hem staan, of juist niet naast hem staan, de controle over de toegang van jongeren tot de media en het internet, het feit dus dat de ouders al dan niet controle uitoefenen op de vrije toegang van jongeren tot internet, de opvoeding die de jongeren genieten, het sociaal-economisch milieu waar het gezin uit komt. Al die factoren bepalen de manier waarop geweld invloed uitoefent op de mentaliteit en de verstandelijke vermogens van jongeren en kinderen. Er zijn nog andere belangrijke elementen die in overweging moeten worden genomen. In de eerste plaats is hier niet sprake van een technisch probleem, maar van een opvoedkundig vraagstuk, waarbij de controle als preventiemiddel wordt gebruikt. Wanneer ik spreek over controle op de verkoop van gewelddadige videogames, denk ik aan echte controle. Vandaag de dag bestaan er geen verplichte instrumenten waarmee gecontroleerd kan worden of een kind onder de 16 jaar al dan niet videogames kan kopen die aanzetten tot gewelddaden of zelfs misdaden. Ik geloof dat dit Parlement zich op zijn minst over dit probleem moet buigen. Daarbij dient er ook rekening mee te worden gehouden dat de programma’s die in het kader van Daphne zijn gefinancierd om geweld tegen jongeren te bestrijden, juist op deze vraag gebaseerd zijn: hoe kunnen de jongeren en kinderen in bescherming genomen worden? Ik sluit af. Inhakend op de strategie die wij in juli hebben gelanceerd voor de bescherming van kinderen, ben ik van plan dit probleem voor te leggen aan het Europees forum voor de rechten van het kind. Zoals u weet, gaat dit forum begin 2007 van start. Tijdens de eerste ontmoeting van dit forum wil ik een openbare en transparante bespreking opstarten met alle betrokkenen, met niet-gouvernementele organisaties, lidstaten, ouderverenigingen, jongeren, minderjarigen en ook de nationale ombudsmannen die over jongerenrechten gaan. De vier sleutelwoorden van dit vraagstuk zijn: ouders, opvoedkundigen en communicatiedeskundigen, producenten - want als de productie van deze gewelddadige spelletjes niet voorkomen wordt, wordt het probleem niet echt aangepakt - en tenslotte politiek. Bezien moet worden hoe de politiek een strategie kan uitwerken die kinderen adequate bescherming biedt zonder dat men hoeft te denken aan censuur. Dit zijn de hoekstenen van het beleid waarmee de kwestie die ik u vanavond heb voorgelegd, aangepakt moet worden. In het voorjaar krijgt u van mij een mededeling over internetcriminaliteit. Ik geloof dat voor criminelen, voor degenen die tegen de wet in handelen en schendingen via internet begaan, jongeren en kinderen bijzonder kwetsbare slachtoffers zijn. Het is onze politieke, institutionele en morele plicht om serieus te reageren met een Europese strategie tegen aanzetting tot geweld en tegen verheerlijking van geweld. De bescherming van de wet en van de grondrechten van jongeren en kinderen moet een grote prioriteit voor de Europese Unie blijven. Voor de Europese Commissie is het zeker een prioriteit. Ik kan u in alle eerlijkheid vertellen dat het geweld en sadisme dat in bepaalde wrede videogames te zien is, een bron van ongerustheid voor ons is. Door de nieuwe technologieën en het gemak waarmee jongeren en kinderen met internet en technologische spelletjes omgaan, zijn de verhoudingen tussen volwassenen en kinderen veranderd. Dikwijls beheersen de kinderen, onze kinderen, de moderne technieken veel beter dan volwassenen. Er is dus in de eerste plaats behoefte aan een sterker verantwoordelijkheidsbesef en een grotere bewustwording bij volwassenen en ouders. Er moet meer aandacht worden besteed aan dit probleem en daar moet opvoedkundig op ingespeeld worden, om ervoor te zorgen dat het in eerste instantie de ouders zijn die met kennis van zaken en met volledig besef van eventuele risico’s een keuze maken. Voor de inhoud van films maar ook van spelletjes en videogames bestaat er een classificatiesysteem, een etiketteringssysteem, dat behulpzaam kan zijn. Natuurlijk moet dit gecombineerd worden met een sterkere opvoedingscomponent. Dit zijn noodzakelijke maatregelen als wij een doelmatige oplossing willen vinden. De Europese Unie beschikt reeds over middelen om deze zorgwekkende verschijnselen te bestrijden met beleid op justitieel en veiligheidsgebied, maar ook met de regels inzake de informatiemaatschappij en de interne markt. Ik moet eerlijk zeggen, dames en heren, dat ik grote waardering heb voor bepaalde plannen met betrekking tot controle op en de versterking van de kinderbescherming, waar een aantal ministers van Binnenlandse Zaken mij zowel voor als na de bijeenkomst van de Raad over verteld heeft. Deze plannen zijn in een aantal lidstaten door verschillende nationale politieke partijen opgesteld. Het gaat met name om verscherpte controle op de verkoop aan kinderen van spelletjes en videogames die vol geweldscènes zitten. Even belangrijk is het naar mijn gevoel om het nodige verantwoordelijkheidsbesef te kweken bij de producenten van videogames. In 2003 is er een Europees zelfreguleringssysteem in het leven geroepen, dat werd gedoopt. Doel daarvan was de ouders te helpen bij de aankoop van videogames voor minderjarigen. Aan dit zelfreguleringssysteem doet een ruime meerderheid van producenten mee. Het is ontwikkeld na overleg met het bedrijfsleven, met ouderverenigingen en consumentenbonden. Aan het systeem doen zevenentwintig landen mee en daarin wordt onder meer een minimumleeftijd bepaald voor de toegang tot een bepaald spel. Ook houdt het de plicht in om de inhoud te beschrijven van een spel of videogame dat in de handel is gebracht. Dames en heren, dit systeem helpt de ouders bij het kiezen - vooropgezet dat de ouders zelf de videogames voor hun kinderen kopen - maar het zegt verder niets over de inhoud van videogames. Die zelfregulering is ingesteld om minderjarigen te beschermen, maar de bedoeling was ook om een ander basisbeginsel te eerbiedigen, namelijk de vrijheid van meningsuiting. Heel binnenkort krijg ik een ontmoeting met de producenten en de verenigingen die hen vertegenwoordigen. Het doel hiervan is na te gaan in hoeverre de indicatoren die in het zelfreguleringsprogramma staan, pertinent en actueel zijn. Ik geloof dat het moment is aangebroken om te beoordelen of die indicatoren misschien niet hebben gefunctioneerd zoals wij dat wilden. Wat echter de inhoud aangaat van spelletjes of videogames die op internet kunnen worden gevonden, wil ik erop wijzen dat er wel systemen bestaan maar dat deze worden toegepast en uitgevoerd op initiatief van bepaalde gezaghebbende consortia. Het eerste is wat wij hebben genoemd, en het tweede is de zogeheten die beide voornamelijk in de Verenigde Staten gevestigd zijn. Hierbij zij echter wel opgemerkt dat noch het rapport van de Verenigde Naties over geweld tegen jongeren, noch het wereldrapport over geweld en gezondheid van de Wereldgezondheidsorganisatie dit verschijnsel onder de loep nemen. Er wordt alleen maar zijdelings naar verwezen, alsof het niet de moeite waarde is om daar rekening mee te houden."@nl3
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@pl16
"Senhor Presidente, Senhoras e Senhores Deputados, estou particularmente grato aos poucos deputados, talvez menos de dez, presentes no hemiciclo para debater um tema que interessa a muitas dezenas de milhões de jovens e muitos jovens - os nossos filhos - da União Europa. Em 2005, a Comissão conduziu um inquérito financiado pelo Programa Daphne. Este inquérito, baseado numa série de estudos relativos ao sector dos jogos de vídeo violentos, revelou a necessidade de uma abordagem multidisciplinar, que actualmente não existe. Um dos resultados deste estudo é que a influência de imagens violentas nos jovens não pode ser negada. Esta pode, no entanto, manifestar-se de formas diversas consoante diferentes factores. Por exemplo, o bem-estar; a situação dos jovens; o local onde vivem; o facto de existir uma presença activa ou não dos pais junto ao jovem; o controlo do próprio acesso aos meios de informação e à Internet por parte dos jovens, por outras palavras o facto de os pais exercerem pelo menos um controlo à possibilidade dos jovens acederem à rede da Internet com absoluta liberdade; o nível de educação; e o nível socioeconómico da família. Todos estes factores têm incidência sobre o efeito violento que pode repercutir-se na mentalidade e na mente dos jovens e muito jovens. Há outros elementos importantes a considerar. Em primeiro lugar, não se trata aqui meramente de uma questão técnica, mas sim de uma questão educativa, que envolve o controlo para fins de prevenção. Quando falo do controlo da venda dos jogos de vídeo violentos, refiro-me a um controlo efectivo, porque hoje não existem mecanismos obrigatórios que permitam verificar se um jovem menor de 16 amos pode comprar jogos de vídeo que incitam ou glorificam os actos de violência e até actos verdadeiramente criminosos. Creio que esta Assembleia quererá pelo menos considerar este problema, tanto mais que os programas que o Daphne financiou contra a violência contra os jovens têm efectivamente por base a identificação das formas que permitam proteger os jovens e muito jovens. Para concluir, na sequência da estratégia que aprovámos em Julho para a protecção das crianças, tenciono transmitir esta questão ao Fórum Europeu para os Direitos da Criança. Este Fórum, como sabem, foi constituído no início de 2007. Na primeira reunião útil do Fórum tenciono dar início a um debate público e transparente com todos os agentes interessados, as organizações não governamentais, os Estados-Membros, as associações de pais, os jovens, os menores e até os provedores nacionais responsáveis pelos direitos dos jovens. As quatro expressões-chave deste tema são: país; profissionais da comunicação e da educação; produtores − porque se não podemos enfrentar este problema na sua origem se não prevenirmos a produção destes jogos violentos − e, por fim, política. Trata-se de analisar a forma como a política pode elaborar uma estratégia que proteja de forma considerável os jovens, sem recorrer a actos de censura. Estes são os pilares com os quais deve enfrentar-se a questão que vos apresentei esta noite. Na Primavera apresentarei uma comunicação sobre a ciber-criminalidade. Considero que os criminosos, os violadores da lei, e os autores de crimes através da Internet vêem nos jovens vítimas particularmente vulneráveis. É nosso dever político, institucional e moral reagir com firmeza, com uma estratégia europeia contra o incitamento à violência, contra a exaltação da violência, contra a glorificação da violência. A protecção da lei e dos direitos fundamentais dos jovens e das crianças deve continuar a ser uma das grandes prioridades da União Europeia. Trata-se de uma prioridade para a Comissão Europeia, e devo dizer, com franqueza, que os actos de violência e de sadismo que povoam alguns dos jogos de vídeo particularmente sangrentos são motivo de grande preocupação para nós. As novas tecnologias que permitiram aos jovens e muito jovens utilizar a Internet e os jogos tecnológicos mudaram as relações entre os adultos e as crianças. Frequentemente, os jovens, os nossos filhos, estão mais familiarizados com as tecnologias do que os adultos. É, pois, essencial, antes de mais, uma maior responsabilidade e consciência dos adultos e dos pais e uma atenção à educação para que, acima de tudo, os pais possam ter plena consciência dos riscos e efectuar escolhas com conhecimento de causa. Existe um sistema de classificação através da rotulagem dos conteúdos dos filmes, mas também dos jogos e dos jogos de vídeo que pode ser útil. Evidentemente, esse sistema deve ser combinado com um mecanismo de educação mais forte. Estas são componentes necessárias se quisermos chegar a uma solução eficaz. A União Europeia possui já instrumentos para lutar contra estes fenómenos preocupantes no âmbito das políticas da justiça e da segurança, mas também no âmbito da sociedade da informação e das regras do mercado interno. Devo dizer francamente, Senhoras e Senhores Deputados, que apreciei muito algumas iniciativas de monitorização e de reforço da protecção dos menores que alguns Ministros da Administração Interna anunciaram, antes e depois do Conselho de Ministros, e que foram acolhidas por algumas forças políticas nacionais nalguns dos Estados-Membros. Refiro-me em particular ao aumento dos controlos sobre a venda de jogos e jogos de vídeo com conteúdos particularmente violentos a menores. A meu ver, é igualmente importante responsabilizar os produtores de jogos de vídeo. Em 2003, adoptou-se um sistema europeu de auto-regulação, intitulado (informação pan-europeia sobre jogos), a fim de ajudar os pais a fazerem escolhas aquando da aquisição de jogos de vídeo destinados a menores. Este sistema de auto-regulação é apoiado pela grande maioria dos produtores. Foi desenvolvido após uma consulta à indústria, às associações de pais e de consumidores. Abrange 27 países e impõe a indicação de uma idade mínima para o aceso a determinado jogo de vídeo assim como a obrigação de descrição do conteúdo de um jogo ou jogo de vídeo que é comercializado. Este sistema, Senhoras e Senhores Deputados, ajuda os pais a fazerem escolhas − admitindo que são os pais que decidem qual o jogo de vídeo que os jovens adquirem − mas não afecta ou comporta qualquer referência ao conteúdo do jogo de vídeo. Esta auto-regulação foi criada, por um lado, para proteger os menores, mas, por outro, para respeitar também outro princípio fundamental: a liberdade de expressão. Tenciono reunir-me muito em breve com os produtores e as associações que os representam a fim de avaliar até que ponto os indicadores contidos no programa de auto-regulação são pertinentes ou, diria, estão actualizados. Creio que ser chegado o momento de avaliar se por acaso estes indicadores não estarão a funcionar como pretendíamos. No entanto, no que se refere aos conteúdos dos jogos ou jogos de vídeo que podem encontrar-se na Internet, existem em todo o mundo sistemas, que no entanto são aplicados e respeitados por iniciativa de alguns consórcios respeitados. O primeiro é aquele a que chamamos (Plataforma para a Selecção de Conteúdos na Internet) e o segundo é o chamado (Conselho Consultivo sobre o Software Recreativo), ambos situados principalmente nos Estados Unidos. Devo, no entanto, salientar que nem o relatório das Nações Unidas sobre a violência contra os jovens, nem o relatório mundial sobre a violência e a saúde, elaborado pela Organização Mundial de Saúde, analisam este fenómeno; este é apenas é referido de passagem como se não fosse absolutamente necessário estudá-lo em profundidade."@pt17
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@sk18
"Signor Presidente, onorevoli deputati, sono particolarmente grato ai pochi deputati presenti in quest'Aula, forse meno di dieci, a discutere di un tema che riguarda molte decine di milioni di giovani e giovanissimi, nostri figli, nell'Unione europea. Nel 2005 abbiamo condotto, come Commissione europea, un'inchiesta finanziata con il programma Daphne. Da tale inchiesta, basata su una serie di studi relativi al settore dei videogiochi violenti, emerge la necessità di un approccio multidisciplinare, che attualmente non c'è. Uno dei risultati di questo studio è che l'influenza di immagini violente sui giovani non può essere negata. Essa può però manifestarsi in modi diversi a seconda di vari fattori. Ad esempio, il benessere, la situazione del giovane, dove egli vive, il fatto che vi sia una presenza attiva dei genitori che sono accanto a lui, oppure non sono accanto a lui, il controllo sull'accesso ai mezzi d'informazione e ad Internet da parte dei giovani, il fatto cioè che i genitori esercitino o meno un controllo sul fatto che i ragazzi possano accedere alla rete Internet in assoluta libertà, il livello di educazione che viene impartito, il livello socioeconomico della famiglia. Tutti questi fattori hanno un'incidenza su come l'effetto violento può ripercuotersi nella mentalità e nella mente dei giovani e dei giovanissimi. Vi sono altri elementi importanti da considerare: in primo luogo non si tratta qui di una questione tecnica, bensì di una questione educativa, che coinvolge il controllo, in funzione di prevenzione. Quando parlo del controllo sulla vendita dei videogiochi violenti, intendo un controllo effettivo, perché oggi non vi sono strumenti obbligatori che permettano di verificare se un giovane minore di 16 anni può, o meno, comprare dei videogiochi che incitano o glorificano atti di violenza e magari veri e propri atti criminali. Credo che quest'Assemblea vorrà quantomeno considerare questo problema, tenendo conto anche del fatto che i programmi che Daphne ha finanziato contro la violenza nei confronti dei giovani sono basati proprio su questo: come proteggere i giovani e i giovanissimi. In conclusione, a seguito della strategia che abbiamo varato in luglio per la protezione dei bambini, intendo investire di questo problema il Forum europeo per i diritti dei bambini. Questo Forum, come sapete, è stato costituito all'inizio del 2007. Alla prima riunione utile del Forum intendo avviare una discussione pubblica e trasparente con tutti gli operatori interessati, le organizzazioni non governative, gli Stati membri, le associazioni dei genitori, i ragazzi, i minori e anche con i mediatori nazionali responsabili dei diritti dei giovani. Le quattro parole chiave di questo tema sono: genitori, professionisti della comunicazione e dell'educazione, produttori − perché se non si previene la produzione di questi giochi violenti non si affronta a fondo la problematica − e, infine, politica. Si tratta di esaminare come la politica può elaborare una strategia che, senza atti di censura, protegga sostanzialmente i ragazzi. Questi sono i pilastri con i quali si deve affrontare la questione che vi ho sottoposto questa sera. In primavera vi sottoporrò una comunicazione sulla cyber-criminalità. Ritengo che la criminalità, le offese alla legge, le violazioni commesse attraverso Internet vedano i giovani e i giovanissimi come vittime particolarmente vulnerabili. E' nostro dovere politico, istituzionale e morale reagire in modo serio, con una strategia europea, contro l'incitamento alla violenza, contro l'esaltazione alla violenza, contro la glorificazione della violenza. La protezione del diritto e dei diritti fondamentali dei giovani, dei ragazzi, deve continuare ad essere una grande priorità per l'Unione europea. E' una priorità per la Commissione europea, e debbo dire francamente che gli atti di violenza e di sadismo che emergono attraverso alcuni videogiochi particolarmente cruenti, sono motivo di grande preoccupazione per noi. Le nuove tecnologie, la capacità dei giovani e dei giovanissimi di operare su Internet, sui giochi tecnologici, hanno cambiato i rapporti tra adulti e ragazzi. Spesso i ragazzi, i nostri figli, conoscono le tecnologie molto meglio degli adulti. Sono quindi in primo luogo indispensabili una responsabilità e una coscienza più forti degli adulti e dei genitori e un'attenzione ed un'educazione affinché siano innanzitutto i genitori a poter operare delle scelte con cognizione di causa, con piena consapevolezza dei rischi. Vi è un sistema di classificazione, di etichettatura del contenuto dei film, ma anche dei giochi e dei videogiochi, che può essere d'aiuto. Naturalmente esso deve essere combinato con un meccanismo di più forte educazione. Sono componenti necessarie, se vogliamo raggiungere una soluzione efficace. L'Unione europea ha già degli strumenti per lottare contro questi fenomeni preoccupanti nell'ambito di politiche che riguardano la giustizia, la prevenzione di sicurezza, ma anche la società dell'informazione e le regole sul mercato interno. Debbo dire francamente, onorevoli deputati, che ho anche molto apprezzato alcune iniziative di monitoraggio e di rafforzamento della protezione dei minori che alcuni ministri degli Interni mi hanno annunciato, prima e dopo il Consiglio dei ministri, e che sono stati raccolti da alcune forze politiche nazionali in alcuni Paesi membri. Mi riferisco in particolare all'aumento dei controlli sulla vendita ai minori di giochi e di videogiochi a contenuto particolarmente violento. E' ugualmente importante, a mio avviso, responsabilizzare i produttori di videogiochi. Nel 2003 è stato adottato un sistema europeo di autoregolazione, che si chiama al fine di aiutare i genitori a fare delle scelte nell'acquisto di videogiochi destinati ai minori. Questo sistema di autoregolazione è sostenuto da un'ampia maggioranza dei produttori. E' stato sviluppato dopo una consultazione con l'industria, le associazioni dei genitori e le associazioni dei consumatori. Esso riguarda 27 paesi e contiene l'indicazione di un'età minima per l'accesso ad un determinato gioco nonché l'obbligo di descrivere il contenuto di un gioco o videogioco che è commercializzato. Questo sistema, onorevoli deputati, aiuta la scelta dei genitori − ammesso che siano i genitori a decidere quale videogioco comprano i ragazzi − ma non concerne e non contiene alcun riferimento al contenuto del videogioco. Tale autoregolamentazione è stata fissata, da un lato, per proteggere i minori, ma, dall'altro, anche per rispettare un altro principio fondamentale, come la libertà di espressione. Intendo incontrare molto presto i produttori e le associazioni che li rappresentano al fine di valutare la pertinenza, direi l'attualità, degli indicatori contenuti nel programma di autoregolamentazione. Credo che sia venuto il momento di valutare se per caso quegli indicatori non abbiano funzionato come noi avremmo voluto. Per quanto riguarda, invece, il contenuto di giochi o videogiochi che possono essere trovati su Internet, esistono nel mondo dei sistemi, che però sono applicati ed attuati per iniziativa di taluni consorzi autorevoli: il primo è quello che noi chiamiamo e il secondo è il cosiddetto entrambi situati principalmente negli Stati Uniti. Debbo tuttavia rilevare che né il rapporto delle Nazioni Unite sulle violenze nei confronti dei giovani, né il rapporto mondiale su violenza e salute, elaborato dall'Organizzazione mondiale della sanità, analizzano questo fenomeno, che è solamente richiamato, come se non fosse assolutamente necessario approfondirlo."@sl19
". Herr talman, mina damer och herrar! Jag är särskilt tacksam mot de få, kanske färre än tio, ledamöter som är här i plenisalen för att debattera en fråga som påverkar många tiotals miljoner unga och mycket unga människor – våra barn – i Europeiska unionen. År 2005 gjorde kommissionen en undersökning som finansierades genom Daphneprogrammet. Denna undersökning, som byggde på en rad studier av sektorn våldsamma videospel, avslöjade att det behövs ett sektorsövergripande tillvägagångssätt, men något sådant existerar inte för närvarande. Ett resultat av den här studien var att våldsamma bilder onekligen påverkar unga människor. Denna påverkan kan dock visa sig på olika sätt, beroende på olika faktorer. Dessa är till exempel välstånd, ungdomarnas situation, var de bor, om de har en aktiv förälder i sin närhet eller om de inte har några föräldrar i närheten, kontrollen över deras tillgång till medier och Internet, med andra ord om deras föräldrar har någon kontroll över om de har helt fri tillgång till Internet, utbildningsnivån och familjens socioekonomiska nivå. Alla dessa faktorer inverkar på hur våldet påverkar unga och mycket unga människors sinnen och mentalitet. Det finns också andra viktiga element att beakta. För det första är detta inte bara en teknisk fråga, utan snarare en utbildningsfråga som har med kontroll i förebyggande syfte att göra. När jag säger kontroll över försäljningen av våldsamma videospel så menar jag effektiv kontroll, för i dag finns det inga tvingande instrument som gör att man kan kontrollera om en person under 16 år kan köpa videospel som inspirerar till och förhärligar våldshandlingar eller till och med rent kriminella handlingar. Jag tror att parlamentet åtminstone vill ta ställning till det här problemet, också mot bakgrund av att de insatser för att bekämpa våld mot barn som Daphneprogrammet har finansierat bygger just på den här tanken om hur man ska skydda unga och mycket unga människor. Avslutningsvis kommer jag att följa upp den strategi för skydd av barn som vi lanserade i juli genom att ta upp det här problemet vid Europeiskt forum för barnets rättigheter. Som ni vet ska detta forum påbörja sitt arbete i början av 2007. Vid det första arbetsmötet tänker jag inleda en offentlig, öppen diskussion med alla intressenter: icke-statliga organisationer, medlemsstater, föräldraföreningar, ungdomar, minderåriga och också de nationella ombud som ansvarar för barnens rättigheter. De fyra nyckelorden på detta område är: föräldrar, fackmän inom kommunikation och utbildning, producenter – eftersom vi inte kan gå till botten med det här problemet om vi inte kan förhindra att dessa våldsamma spel produceras – och till sist politiker. Det handlar om att undersöka hur politikerna kan upprätta en strategi för att faktiskt skydda barnen utan att ta till censur. Detta är hörnpelarna för att ta itu med det problem som jag har tagit upp med er i kväll. I vår kommer jag att lägga fram ett meddelande om IT-brottslighet för er. Jag tror att kriminella, lagbrytare och Internetförbrytare betraktar de unga och mycket unga som särskilt lätta offer. Det är vår politiska, institutionella och moraliska plikt att reagera med fasthet och genom att utforma en europeisk strategi mot uppeggande till våld och mot förhärligande av våld. Rättsligt skydd och barn och ungdomars grundläggande rättigheter måste förbli en högt prioriterad fråga för EU. Det är en prioriterad fråga för Europeiska kommissionen, och jag måste säga helt uppriktigt att de våldsamma och sadistiska gärningar som förekommer i en del särskilt blodiga videospel bekymrar oss mycket. Ny teknik har gjort det möjligt för unga och mycket unga människor att använda Internet, och tekniska spel har förändrat relationerna mellan vuxna och barn. Unga människor, våra barn, är ofta mer hemmastadda med denna teknik än de vuxna. Det viktiga är därför primärt ett större ansvarstagande och en större medvetenhet från de vuxnas och föräldrarnas sida, liksom inriktning på och utbildning för att göra framför allt föräldrarna fullt medvetna om riskerna och kapabla att fatta underbyggda beslut. Det finns ett klassificeringssystem med märkning av filminnehåll, liksom för spel och videospel, som kan vara användbart. Detta måste naturligtvis kombineras med en mekanism som ger en mer ändamålsenlig utbildning. Det här är nödvändiga instrument om vi vill ha en fungerande lösning. Europeiska unionen har redan instrument för att bekämpa dessa oroande problem på rättsskipnings- och säkerhetsområdet, liksom inom ramen för informationssamhället och reglerna för den inre marknaden. Mina damer och herrar! Jag måste säga helt uppriktigt att jag också är mycket imponerad av en del av de initiativ för att övervaka och öka skyddet av barn som några inrikesministrar informerade mig om före och efter ministerrådets möte, och som har tagits upp av en del nationella politiska partier i en del medlemsstater. Jag syftar särskilt på ökad kontroll av försäljningen av särskilt våldsamma spel och videospel till minderåriga. Enligt min uppfattning är det lika viktigt att ställa videospelsproducenterna till ansvar. År 2003 infördes ett europeiskt system för självreglering som kallas PEGI (paneuropeisk spelinformation), för att hjälpa föräldrarna att välja videospel till minderåriga. Detta självregleringssystem stöds av en stor majoritet av producenterna. Det utvecklades efter samråd med branschen och med föräldra- och konsumentsammanslutningar. Det omfattar 27 länder och innehåller uppgifter om minimiålder för tillgång till ett visst spel och en obligatorisk beskrivning av innehållet i de spel eller videospel som kommer ut på marknaden. Mina damer och herrar! Det här systemet hjälper föräldrarna att välja – om man antar att det är föräldrarna som bestämmer vilka videospel deras barn köper – men det har ingenting med videospelens innehåll att göra och behandlar inte detta. Denna självreglering infördes för att skydda minderåriga, men också för att följa en annan grundläggande princip, nämligen yttrandefriheten. Jag har för avsikt att mycket snart träffa producenter och deras sammanslutningar för att ta ställning till i vilken utsträckning de indikatorer som används i självregleringssystemet är relevanta, eller snarare uppdaterade, skulle jag vilja säga. Jag tycker att det är dags att utvärdera om dessa indikatorer kanske inte har fungerat som vi skulle ha velat. När det däremot gäller innehållet i de spel och videospel som man kan hitta på Internet så finns det system på nätet, men de tillämpas och genomförs på initiativ av vissa respekterade konsortier. Det första kallas och det andra . Båda är huvudsakligen baserade i Förenta staterna. Jag måste dock påpeka att vare sig FN:s studie om våld mot barn eller Världshälsoorganisationens världsrapport om våld och hälsa analyserar det här problemet. Det nämns bara i förbigående som om det absolut inte fanns någon anledning att granska det mer på djupet."@sv21
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"Franco Frattini,"5,19,15,1,18,14,16,11,13,12
"Pan European Game Information"5,19,15,1,18,14,16,11,2,3,13,17,12,8
"Platform for Internet Content Selection"5,19,15,1,18,14,16,11,2,3,21,13,17,8,12
"Recreational Software Advisory Counci"2
"Vicepresidente della Commissione"5,19,15,1,18,14,16,11,13,12

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